La Pet Therapy si tratta di una una pratica di supporto ad altre forme di terapia tradizionali che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale ed un bambino 

 

Negli ultimi anni si sente molto parlare della Pet Therapy e sempre più spesso vengono presentati in tv o nei giornali progetti che vedono come protagonisti “i nostri amici a 4 zampe” al fianco di bambini ospedalizzati, anziani o disbaili.

Ma cerchiamo di capire nello specifico che cosa sia davvero la Pet Therapy e quali sono i suoi benefici, soprattutto con i bambini.

La Pet Therapy, o per meglio dire IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) consiste in una tipologia di intervento, definita anche co-terapia o terapia dolce, che si può svolgere non solo in contesti terapeutici, ma anche educativi o ludici. Questi interventi funzionano grazie alla relazione che si instaura fra l’animale e l’utente (bambino, anziano, persona malata ecc.): una sintonia complessa e delicata che stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, a nuovi modi di comunicare e nuovi interessi.

E questo avviene in primis perché l’animale crea un CLIMA FACILITANTE, in quanto:

  • non giudica,
  • non rifiuta,
  • si dona totalmente ,
  • stimola sorrisi,
  • aiuta la socializzazione,
  • non ha pregiudizi,
  • aumenta l’autostima.

Grazie a numerose ricerche scientifiche è stato dimostrato infatti che instaurare un legame con un animale e giocare con lui migliora l’umore e produce un effetto tranquillante che porta a vere e proprie modificazioni fisiologiche, come l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del ritmo cardiaco e respiratorio, il rilassamento della tensione muscolare e modificazioni neuro-ormonali che mutano la produzione di adrenalina e cortisolo, ovvero l’ormone dello stress.

Gli IAA si classificano in:

  1. TERAPIA ASSISTITA CON GLI ANIMALI (TAA): il TAA è un intervento che in genere si affianca ad altre terapie. E’ utilizzato su bambini, adulti e anziani che presentano disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale.
    Il TAA prevede un intervento personalizzato, deve essere prescritto dal medico e corredato da una relazione da parte dello specialista che segue l’utente in cura o dello psicologo/psicoterapeuta.

  2. EDUCAZIONE ASSISTITA CON GLI ANIMALI (EAA): è un intervento di tipo educativo e/o rieducativo, ed è rivolto a soggetti sani o diversamente abili e a persone affette da disturbi del comportamento.
    Ha l’obiettivo di migliorare il benessere psico-fisico e sociale e la qualità di vita della persona, di accrescerne l’autostima e ricreare un senso di normalità.
     Per questo è in genere utilizzato:
  • in situazioni di prolungata ospedalizzazione o difficoltà dell’ambito relazionale nell’infanzia e nell’adolescenza;
  • in situazioni di disagio emozionale;
  • nelle difficoltà comportamentali e di adattamento socio-ambientale;
  • in situazioni di istituzionalizzazione di vario tipo (istituti per anziani e per pazienti psichiatrici, residenze sanitarie assistenziali -RSA-, orfanotrofi, comunità per minori, carceri, etc.);
  • in condizioni di malattia e/o disabilità che prevedano un programma di assistenza domiciliare integrata.
  1. ATTIVITÀ ASSISTITA CON GLI ANIMALI (AAA): è un intervento ludico-ricreativo a carattere occasionale rivolto a varie categorie di utenti come soggetti sani o diversamente abili, finalizzato a migliorare la qualità della vita.

I BENEFICI apportati dalla Pet Therapy sono molteplici:

  • COMUNICATIVI: in quanto favorisce la comunicazione con e tra gli individui, attraverso la stimolazione di linguaggi (verbale, non verbale);
  • EMOZIONALI: poiché modifica l’assetto emozionale e porta ad un decentramento dell’individuo, ovvero fa sì che l’utente sposti l’ attenzione da sé e dalle sue problematiche. Inoltre prendersi cura di un animale favorisce l’aumento del proprio senso di responsabilità ed utilità;
  • MOTORI: la relazione con l’animale spesso “costringe” a muoversi in un determinato modo pur di entrare in relazione con esso, basti pensare al movimento che si attua lanciando una pallina o spazzolando il pelo di un cane;
  • COGNITIVI: in quanto stimola la memoria, l’attenzione, la capacità di problem solving.

ATTENZIONE! Per essere considerata Pet Therapy però non basta semplicemente possedere un animale, essa è molto di più e la differenza sta proprio nella TRIADE che si crea tra fruitore, cane e operatore.

 

PERCHE’ QUESTO TIPO DI INTERVENTO E’ PARTICOLARMENTE BENEFICO PER I BAMBINI?

La naturale empatia del bambino nei confronti degli altri animali è il punto di forza di questa tipologia di intervento assistito.

Ponendosi in relazione con un animale il bambino partecipa emotivamente ad un’esperienza di protezione e cura nel rispetto dell’altro (inteso come alterità, in questo caso animale) e nel piacere della reciprocità. Il primo obiettivo è quello di insegnare ai bambini, fin dalla più tenera età, a relazionarsi correttamente con il migliore amico dell’uomo, non solo maturando consapevolezza delle esigenze e delle responsabilità che comporta la convivenza con l’animale.

Questo tipo di intervento può essere inserito nell’ambito dell’autonomia didattica, qualificando l’offerta formativa delle scuole, ma può anche essere tagliato su misura per il singolo bambino sulla base di esigenze educative o terapeutiche specifiche, in accordo non solo con la famiglia, ma anche con l’insieme di figure professionali che, di volta in volta diverse, ne supportano la crescita.

Un altro ambito importante investito dalla relazione bambino-cane è senz’altro il concetto di autostima e fiducia in sé. Il prendersi in carico un animale, a qualsiasi livello, cioè sia avendone la diretta responsabilità che sperimentando piccoli livelli di responsabilità limitata nel tempo (come spazzolare il cane, portarlo a guinzaglio, dargli da bere o da mangiare), può essere inteso come un processo in grado di facilitare un rafforzamento dell’Io che spinge all’evoluzione e alla maturazione del soggetto, all’acquisizione di un’immagine positiva di sé e del proprio valore.

Infine la relazione bambino-animale è basata prevalentemente sull’interazine fisica e ciò porta anche un miglioramento della capacità di comunicazione, in particolare dell’acquisizione del linguaggio e della competenza verbale e non. L’animale, in quanto mediatore, funge da stimolo verbale, promuovendo la comunicazione del bambino sia  in forma di lodi, ordini, incoraggiamenti, punizioni, sia come pazienti interlocutori. Questo “dialogo” con l’animale, a maggior ragione se inserito in un percorso mirato, può rappresentare una palestra logopedica che vede nella presenza dell’animale un forte rinforzo positivo. Ma attraverso l’animale il bambino si rende anche conto che per comunicare non bastano solo le parole ma anche i gesti, il movimento del corpo, le posture e in breve tempo arriverà a comprendere che ogni verso o postura ha un significato, associando ad esso anche un preciso valore emotivo: ad esempio  il cane scodinzola e abbassa il posteriore quando vuole giocare, ringhia quando è arrabbiato o mette la coda tra le gambe quando ha paura. E’ come se la sua dimensione comunicativa si arricchisse di un nuovo catalogo costituito da suoni ma altresì da movimenti e posture, ovvero da interazioni tutte da esplorare.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, Al prossimo articolo dalla Dottoressa Rachele  Pallotto! 

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