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La Pet Therapy si tratta di una una pratica di supporto ad altre forme di terapia tradizionali che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale ed un bambino 

 

Negli ultimi anni si sente molto parlare della Pet Therapy e sempre più spesso vengono presentati in tv o nei giornali progetti che vedono come protagonisti “i nostri amici a 4 zampe” al fianco di bambini ospedalizzati, anziani o disbaili.

Ma cerchiamo di capire nello specifico che cosa sia davvero la Pet Therapy e quali sono i suoi benefici, soprattutto con i bambini.

La Pet Therapy, o per meglio dire IAA (Interventi Assistiti con gli Animali) consiste in una tipologia di intervento, definita anche co-terapia o terapia dolce, che si può svolgere non solo in contesti terapeutici, ma anche educativi o ludici. Questi interventi funzionano grazie alla relazione che si instaura fra l’animale e l’utente (bambino, anziano, persona malata ecc.): una sintonia complessa e delicata che stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, a nuovi modi di comunicare e nuovi interessi.

E questo avviene in primis perché l’animale crea un CLIMA FACILITANTE, in quanto:

  • non giudica,
  • non rifiuta,
  • si dona totalmente ,
  • stimola sorrisi,
  • aiuta la socializzazione,
  • non ha pregiudizi,
  • aumenta l’autostima.

Grazie a numerose ricerche scientifiche è stato dimostrato infatti che instaurare un legame con un animale e giocare con lui migliora l’umore e produce un effetto tranquillante che porta a vere e proprie modificazioni fisiologiche, come l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del ritmo cardiaco e respiratorio, il rilassamento della tensione muscolare e modificazioni neuro-ormonali che mutano la produzione di adrenalina e cortisolo, ovvero l’ormone dello stress.

Gli IAA si classificano in:

  1. TERAPIA ASSISTITA CON GLI ANIMALI (TAA): il TAA è un intervento che in genere si affianca ad altre terapie. E’ utilizzato su bambini, adulti e anziani che presentano disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale.
    Il TAA prevede un intervento personalizzato, deve essere prescritto dal medico e corredato da una relazione da parte dello specialista che segue l’utente in cura o dello psicologo/psicoterapeuta.

  2. EDUCAZIONE ASSISTITA CON GLI ANIMALI (EAA): è un intervento di tipo educativo e/o rieducativo, ed è rivolto a soggetti sani o diversamente abili e a persone affette da disturbi del comportamento.
    Ha l’obiettivo di migliorare il benessere psico-fisico e sociale e la qualità di vita della persona, di accrescerne l’autostima e ricreare un senso di normalità.
     Per questo è in genere utilizzato:
  • in situazioni di prolungata ospedalizzazione o difficoltà dell’ambito relazionale nell’infanzia e nell’adolescenza;
  • in situazioni di disagio emozionale;
  • nelle difficoltà comportamentali e di adattamento socio-ambientale;
  • in situazioni di istituzionalizzazione di vario tipo (istituti per anziani e per pazienti psichiatrici, residenze sanitarie assistenziali -RSA-, orfanotrofi, comunità per minori, carceri, etc.);
  • in condizioni di malattia e/o disabilità che prevedano un programma di assistenza domiciliare integrata.
  1. ATTIVITÀ ASSISTITA CON GLI ANIMALI (AAA): è un intervento ludico-ricreativo a carattere occasionale rivolto a varie categorie di utenti come soggetti sani o diversamente abili, finalizzato a migliorare la qualità della vita.

I BENEFICI apportati dalla Pet Therapy sono molteplici:

  • COMUNICATIVI: in quanto favorisce la comunicazione con e tra gli individui, attraverso la stimolazione di linguaggi (verbale, non verbale);
  • EMOZIONALI: poiché modifica l’assetto emozionale e porta ad un decentramento dell’individuo, ovvero fa sì che l’utente sposti l’ attenzione da sé e dalle sue problematiche. Inoltre prendersi cura di un animale favorisce l’aumento del proprio senso di responsabilità ed utilità;
  • MOTORI: la relazione con l’animale spesso “costringe” a muoversi in un determinato modo pur di entrare in relazione con esso, basti pensare al movimento che si attua lanciando una pallina o spazzolando il pelo di un cane;
  • COGNITIVI: in quanto stimola la memoria, l’attenzione, la capacità di problem solving.

ATTENZIONE! Per essere considerata Pet Therapy però non basta semplicemente possedere un animale, essa è molto di più e la differenza sta proprio nella TRIADE che si crea tra fruitore, cane e operatore.

 

PERCHE’ QUESTO TIPO DI INTERVENTO E’ PARTICOLARMENTE BENEFICO PER I BAMBINI?

La naturale empatia del bambino nei confronti degli altri animali è il punto di forza di questa tipologia di intervento assistito.

Ponendosi in relazione con un animale il bambino partecipa emotivamente ad un’esperienza di protezione e cura nel rispetto dell’altro (inteso come alterità, in questo caso animale) e nel piacere della reciprocità. Il primo obiettivo è quello di insegnare ai bambini, fin dalla più tenera età, a relazionarsi correttamente con il migliore amico dell’uomo, non solo maturando consapevolezza delle esigenze e delle responsabilità che comporta la convivenza con l’animale.

Questo tipo di intervento può essere inserito nell’ambito dell’autonomia didattica, qualificando l’offerta formativa delle scuole, ma può anche essere tagliato su misura per il singolo bambino sulla base di esigenze educative o terapeutiche specifiche, in accordo non solo con la famiglia, ma anche con l’insieme di figure professionali che, di volta in volta diverse, ne supportano la crescita.

Un altro ambito importante investito dalla relazione bambino-cane è senz’altro il concetto di autostima e fiducia in sé. Il prendersi in carico un animale, a qualsiasi livello, cioè sia avendone la diretta responsabilità che sperimentando piccoli livelli di responsabilità limitata nel tempo (come spazzolare il cane, portarlo a guinzaglio, dargli da bere o da mangiare), può essere inteso come un processo in grado di facilitare un rafforzamento dell’Io che spinge all’evoluzione e alla maturazione del soggetto, all’acquisizione di un’immagine positiva di sé e del proprio valore.

Infine la relazione bambino-animale è basata prevalentemente sull’interazine fisica e ciò porta anche un miglioramento della capacità di comunicazione, in particolare dell’acquisizione del linguaggio e della competenza verbale e non. L’animale, in quanto mediatore, funge da stimolo verbale, promuovendo la comunicazione del bambino sia  in forma di lodi, ordini, incoraggiamenti, punizioni, sia come pazienti interlocutori. Questo “dialogo” con l’animale, a maggior ragione se inserito in un percorso mirato, può rappresentare una palestra logopedica che vede nella presenza dell’animale un forte rinforzo positivo. Ma attraverso l’animale il bambino si rende anche conto che per comunicare non bastano solo le parole ma anche i gesti, il movimento del corpo, le posture e in breve tempo arriverà a comprendere che ogni verso o postura ha un significato, associando ad esso anche un preciso valore emotivo: ad esempio  il cane scodinzola e abbassa il posteriore quando vuole giocare, ringhia quando è arrabbiato o mette la coda tra le gambe quando ha paura. E’ come se la sua dimensione comunicativa si arricchisse di un nuovo catalogo costituito da suoni ma altresì da movimenti e posture, ovvero da interazioni tutte da esplorare.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, Al prossimo articolo dalla Dottoressa Rachele  Pallotto! 

Come scegliere la Babysitter giusta, ecco la nostra guida!

Oggi vi parliamo di BabySitter…

Innanzitutto spieghiamo cos’è questa figura professionale, Una bambinaia(o baby-sitter in inglese) è una persona che per lavoro si occupa di curare (a tempo pieno oppure occasionalmente) i figli di altre persone.

Dalla definizione si capisce che la scelta è molto delicata ed importante per questo oggi vi spiegheremo  come scegliere al meglio e senza stress la babysitter che si occuperà dei vostri bambini quando voi non ci siete.

Prima di iniziare vi poniamo una domanda…

Mamma, sai scegliere la babysitter perfetta?

Trovare la tata ideale può essere impegnativo per i genitori. Che siate alla ricerca di un asilo, di una babysitter o di un’educatrice professionista, sono molte le cose da tenere a mente. Ad esempio, è meglio il nido o l’educatrice per rispondere ai bisogni di vostro figlio? Come assicurarvi che sia felice? Per aiutare i genitori a fare le scelte migliori per la cura dei propri figli, abbiamo fatto una lista delle 6 cose più importanti da tenere in considerazione.

  1. Stabilisci quale tipo di soluzione risponde meglio ai bisogni del bambino e ai tuoi

Dal nido alla babysitter, i nonni o le ragazze alla pari, bisogna dedicare del tempo alla scelta di quale di queste sia la migliore soluzione per la cura del proprio bambino. Per farlo, stabilisci le tue priorità e fatti queste domande:

  • Per quante ore al giorno mi serve un aiuto? Tutto il giorno, le mattine, i pomeriggi o solo di tanto in tanto?
  • Quanto voglio spendere?
  • Voglio che il mio bambino sia curato a casa o in un’altra struttura?
  • Voglio che il mio bambino possa giocare con altri bambini?
  • Quali sono gli orari delle diverse soluzioni? Sono compatibili con la mia agenda?
  • Quali qualifiche dovrebbe avere chi si prende cura di mio figlio?
  • In quale situazione mio figlio ha più possibilità di giocare o di imparare cose nuove?
  • Preferisco che a mio figlio venga preparato il pasto o voglio cucinarlo io stessa?
  • Preferisco che il mio bambino sia seguito individualmente, o anche insieme ad altri bambini? Quanti bambini al massimo dovrebbe seguire ogni educatore?

Fai una lista di pro e contro per ciascuna soluzione, e scegli quella che ti sembra migliore sulla base della lista.

  1. Sede

Vuoi che il tuo bambino stia a casa vostra, all’asilo o a casa di qualcun altro? La sede dove il tuo bambino trascorrerà il tempo ha la sua importanza. Tieni a mente i suoi orari e abitudini, e non dare per scontato che sappia adattarsi facilmente a tutte le situazioni. Dovresti trovare una soluzione che convenga sia a te che a lui. Se pensi che stia meglio a casa, opta per una babysitter. Puoi trovarla anche online su siti come Babysits.it. Se invece il tuo bambino è più attivo e socievole, valuta di inserirlo in un asilo. Se questa è la soluzione che preferisci, valuta se la sede dell’asilo è comoda per te e controlla gli orari di apertura.

  1. Sicurezza

La sicurezza è sicuramente una delle cose più importanti da valutare per scegliere la soluzione migliore. Se decidi di lasciare il tuo bambino in un asilo o a casa di qualcun altro, assicurati che gli spazi siano puliti e adatti ai piccoli.

  1. Chiedi delle referenze alla persona che si occuperà del tuo bambino

Se pensi di aver trovato la soluzione adatta, chiedi delle referenze a chi si occuperà del tuo bambino. Le referenze sono un elemento fondamentale della scelta, perché così saprai cosa aspettarti. Ricorda di chiedere nomi e numeri di telefono delle persone che ti vengono segnalate, in modo da poterci parlare direttamente.

  1. Al tuo bambino piace la persona che hai scelto?

Se il tuo bambino ha difficoltà a legare con chi si occupa di lui, allora è difficile che le cose filino lisce. Ricorda di chiedere al tuo bambino se gli piace la sua educatrice o babysitter. Se invece il tuo bambino non parla ancora, fai attenzione a come interagisce con la persona che si prende cura di lui.

  1. Fidati del tuo istinto

Ogni genitore sa se c’è qualcosa che non va con il proprio bambino. Se senti che qualcosa non quadra, puoi decidere di interrompere il servizio, che sia con la babysitter o con l’asilo. Se decidi di farlo, non buttarti giù! Continua a cercare e a sperimentare. Il tuo bambino si merita le cure migliori, e soprattutto deve essere contento quando passa il tempo con altri.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Babysits.it. Con più di 12.000 membri in Italia, Babysits è la più grande piattaforma di babysitting per connettere babysitter e genitori online e tramite app.

Uno degli argomenti che negli ultimi tempi sta creando grande interesse in ambito educativo è senza ombra di dubbio quello delle regole.

Sempre più spesso infatti mi trovo a confrontarmi con genitori confusi, che mi chiedono cosa devono fare per far rispettare le regole e soprattutto come gestirle, in casa e fuori, per far sì che vengano comprese e interiorizzate dal loro bambino.

Ci tengo innanzitutto a sottolineare che il primo passo è quello di sfatare il falso mito che le regole siano delle imposizioni e in quanto tali pongono i genitori sotto una cattiva luce, portandoli a temere di essere considerati  dei “cattivi” genitori. Ma le regole non devono essere viste come degli ordini o dei divieti autoritari; esse vanno considerate piuttosto come dei paletti, dei confini indispensabili per contenere il bambino e per farlo crescere in modo sereno, sano ed equilibrato.

Le regole infatti rappresentano una fonte di sicurezza per i bambini, li proteggono e li portano, pian piano, ad acquisire la capacità di autoregolarsi, per poi, un giorno, essere in grado di porsi dei limiti da soli.

Il senso di sicurezza che il bambino trova nelle regole è fondamentale perché senza di esse non ci sarebbero limiti.

Le regole sono quindi indispensabili, perché forniscono rassicurazione e contenimento, ovvero permettono al bambino di avere dei riferimenti precisi. Esse inoltre, forniscono prevedibilità, un altro elemento fondamentale per i bambini, poiché tutto ciò che è prevedibile ed abitudinario li conforta. Avere quindi regole chiare, coerenti e ferme, rende il mondo comprensibile e prevedibile ai piccoli e consentendo loro di costruirsi degli schemi mentali su come esso funziona.

T.B Brazelton, famoso pediatra americano, non a caso ha affermato che Fra tutto ciò che un genitore dona al proprio figlio, la disciplina è seconda per importanza solo all’amore”.

Quando un genitore si preoccupa di fargli dono della disciplina, il bambino sa di essere amato.

Per tutti questi motivi, le regole non possono essere qualcosa di improvvisato, ma richiedono riflessione e confronto costanti da parte dei genitori.

Vediamo ora i 5 punti fondamentali per saper gestire le regole in modo efficace.

 

  • Essere chiari e coerenti

Il primo aspetto da tenere bene a mente è che noi genitori rappresentiamo il modello educativo per eccellenza per i bambini e che loro imparano soprattutto attraverso l’imitazione. Pertanto non possiamo pretendere che nostro figlio rispetti una regola se siamo noi i primi a non seguirla.

Il genitore deve essere poi veramente convinto della necessità delle regole che decide di porre al bambino. Ciò significa essere coerenti con esse e fare attenzione non solo al linguaggio verbale, ma soprattutto a quello non verbale, ovvero che postura, mimica, gesti e voce siano adeguati e congruenti al contenuto verbale che si sta esplicitando loro. In caso contrario si rischia di trasmettere ambiguità e ulteriore confusione, con il risultato fallimentare che il bambino con molta probabilità non seguirà ciò che gli stiamo chiedendo.

Questo non significa essere rigidi, ma è fondamentale stabilire dei limiti il più possibile chiari e farli rispettare senza cedere alle pressioni, a volte stenuanti, dei figli e nel caso in cui viene concesso al bambino di trasgredire ad una regola, è bene spiegare sempre che si tratta di un caso particolare e quali sono le condizioni che hanno permesso lo “strappo”.

 

  • Esprimere le regole in positivo

Comunicare una regola in senso negativo, del tipo “non giocare con le posate quando sei a tavola” fa concentrare in maniera involontaria l’attenzione su cosa non fare, piuttosto che su cosa fare. Questo tipo di divieti spesso innescano la dinamica della tentazione e quindi portano il bambino a fare esattamente il contrario. Esprimere invece i limiti in positivo permette di evitare di suggerire azioni “negative”, mettendo invece in rilievo le aspettative positive.

 

  • Condividere i limiti nella coppia

E’ fondamentale che all’interno della coppia, entrambi i genitori condividano le regole da presentare al bambino e che facciano fronte unico di fronte al figlio.

Avere due metri e due misure, innanzitutto pone uno dei due genitori in una situazione di vantaggio nella relazione perché fa si che rivesta la parte del genitore “buono”, e in più questo atteggiamento non solo non aiuta il bambino, che sarà ancora più confuso e sfiduciato nei confronti di chi dovrebbe essere il suo modello di riferimento, ma è altamente screditante nei confronti dell’altro genitore, negando in qualche modo anche la legittimità di ciò che sta dicendo.

E’ bene quindi che i genitori siano coerenti tra loro nel dare le regole al bambino. Ed è fondamentale mantenere sempre una comunicazione e un confronto sul codice educativo da trasmettere, ma ciò ovviamente non in presenza del figlio.

 

  • Dare regole adeguate all’età

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando si stabiliscono delle regole è ovviamente l’età del bambino. Nel corso della crescita cambiano anche i comportamenti e i bisogni del bambino e di conseguenza devono modificarsi anche le richieste e le modalità con cui queste vengono esplicitate. Ciò significa spostare i paletti a seconda delle reali esigenze del bambino. Ad esempio, è eccessivo pretendere che un bimbo di tre anni rimetta a posto i giochi da solo, ma possiamo guidarlo facendolo insieme a lui (chiedendo la sua collaborazione) fino a quando non sarà autonomo.

Di conseguenza, se si hanno figli di età diverse, è normale che vi siano regole differenti, in accordo con la tappa evolutiva di ciascuno di loro. E’ necessario riflettere sempre su quale siano effettivamente le capacità dei bambini, evitando di “adultizzarli” più del dovuto e ribadire ogni volta quanto stabilito per ognuno, spiegando loro che ad età diverse corrispondono possibilità e limiti diversi.

 

  • Fornire poche regole al momento opportuno

Trasmettere molte regole e tutte insieme è sicuramente controproducente e non fa che confondere il bambino, poiché in tal modo non gli stiamo dando il tempo di interiorizzarle.

Per questo è importante concentrare l’attenzione su un limitato numero di regole (massimo di quattro/cinque), suggerendo il comportamento adeguato da seguire con anticipo, soprattutto nelle situazioni nuove.

Dott.ssa Rachele Pallotto

Pedagogista

 

S.O.S. COMPITI: IMPARARE A GESTIRLI EVITANDO URLA E STRESS

La scuola è ormai iniziata e con essa anche i problemi legati alla gestione dei compiti, un argomento molto dibattuto, che spesso ha dei grandi risvolti anche sulla vita familiare.
Sempre più frequentemente infatti i compiti a casa sono una delle maggiori cause di attrito in quanto, le ore spese sui libri, invece di essere un piacevole momento per stare vicino al proprio figlio, si trasformano in un’occasione di scontro e conflitto tra genitori e figli.
Ecco allora 3 pratici consigli per evitare pianti, urla e litigi.

 

  • IL VERO OBIETTIVO DEL “FARE” I COMPITI
  • I compiti hanno uno scopo ben preciso, e sono davvero utili, quando l’obbiettivo è ben chiaro al genitore.

 

I compiti per casa infatti servono innanzitutto per consolidare ciò che si è fatto durante le ore di scuola. Per questo motivo è importante che questi siano svolti dai bambini. Molti genitori invece fanno il brutto errore di sostituirsi al bambino, un po’ per la mancanza di tempo, un po’ perché non accettano che i propri figli facciano brutte figure con le insegnanti. Così facendo però perdono il reale obiettivo dell’esercizio, cercando a tutti i costi di “correggere” gli errori e puntando solo sul valore della prestazione. Ma, si sa, sbagliando si impara e talvolta è meglio che sia il bambino ad andare a scuola con qualche errore piuttosto che aver fatto correttamente, ma sotto dettatura degli adulti, tutti i compiti, senza aver appreso nulla.

 

  • La scuola deve essere considerata una responsabilità del bambino e lo stesso vale per i compiti, che oltre ad un’esercitazione, aiutano il piccolo alunno a sapersi organizzare, a diventare maggiormente autonomo e gli permettono di confrontarsi con la dimensione del dovere.

 

A maggior ragione ritengo che, sempre per lo stesso motivo di cui sopra, il genitore deve essere consapevole che, a volte, è meglio mandare il bambino a scuola senza che abbia svolto i compiti, ma aiutarlo a responsabilizzarsi. In questo modo sarà in grado di valutare i voti negativi e si organizzerà per porvi rimedio. Aiutatelo a ragionare su questo evitandogli inutili imbarazzi, piuttosto che fare i compiti al suo posto. Favorire l’autonomia aumenta la tenacia.

 

  • SOSTENERLO NELL’ORGANIZZAZIONE

 

Il ruolo del genitore, soprattutto nei primi anni di scuola, in cui il bambino non è abituato ad organizzare il proprio tempo in base ai compiti da svolgere, dovrebbe essere proprio quello di sostenerlo in questo percorso di autonomia.
Il primo passo per abituare i figli a svolgere i compiti senza troppe proteste, in modo sempre più autonomo, è quello di seguire una serie di semplici accorgimenti.

 

  • Pensate insieme a lui ad uno spazio idoneo, in cui il bambino non venga distratto continuamente da stimoli e rumori. Il luogo dove fare i compiti deve favorire la concentrazione. Una cameretta con i giochi sparpagliati per terra, una cucina con la tavola apparecchiata o un salotto con riviste e giornaletti disseminati ovunque, non sono di certo posti ideali per svolgere i compiti. Quanto più uno spazio è caotico, tanto più risulterà difficile per il bambino ordinare i propri pensieri.
  • Un altro importante dettaglio su cui il bambino va’guidato è il quando svolgere i compiti e programmate insieme a lui un piano delle attività. Per i bambino è molto importante l’organizzazione. Quindi concordate insieme un orario da dedicare ai compiti e insieme organizzate il tempo da dedicare ad ogni attività, sulla base della mole di lavoro da fare, delle scadenze e definendo delle priorità. Ciò permetterà al bambino di imparare ad auto organizzarsi e a saper gestire il proprio tempo.

 

Non dimentichiamo in questo lasso di tempo di inserire delle piccole pause tra una attività e l’altra: l’attenzione e il rendimento dei bambini nell’esecuzione dei compiti non possono durare per tutto il pomeriggio.

 

  • SAPER COMUNICARE E SOPRATTUTTO…DARE FIDUCIA!

 

Quando il bambino chiede aiuto o non capisce qualcosa, va bene assecondare questo bisogno, ma è importante farlo nel modo giusto. Rimproveri e urla servono soltanto a stressare il bambino e a minare la fiducia nelle sue capacità. Quello i genitori dovrebbero fare invece è esattamente il contrario: dare fiducia e evidenziare i risultati positivi.
Se il bambino fa un errore, invitatelo a rileggere e a capire che cosa sbagliato. Inutile invece mandarlo a scuola con i compiti perfetti, se poi non ha capito il concetto.
Il genitore deve offrire al figlio un sostegno emotivo alla sua fatica, mostrare comprensione e aiutarlo a sviluppare il senso di responsabilità e la capacità di applicarsi.
Inoltre, deve dare fiducia. E’ molto importante incoraggiare il bambino quando è impegnato nei compiti. Il genitore deve rassicurare il figlio con un atteggiamento positivo. Il messaggio che deve trasmettere è: “Ce la puoi fare!”.

 

  • Infine non dimenticate mai di attivare un ascolto attivo verso il bambino, in quanto il suo rifiuto nello svolgere i compiti potrebbe anche essere un segnale di disagio e non un semplice capriccio.

 

Oltre che cercare sempre di mantenere una comunicazione con il bambino potrebbe essere importante confrontarsi e parlare anche con gli insegnanti per capire meglio il contesto scolastico e della classe oppure se ci sono difficoltà nell’ apprendimento.
Se il bambino è in fase di opposizione con i compiti evitate di screditarlo con insulti, ricatti o punizioni perché questi non faranno altro che generare un ulteriore malessere e un senso di impotenza e rabbia nel bambino. Rischiando con il tempo di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola.
Spero che questo articolo sia stato di vostro gradimento… attendo i vostri commenti per conoscere la vostra opinione! 
Rachele

Carissimi lettori,

oggi vi parlo della mia adorata terra, la Sicilia… e di una delle sue tradizioni più antiche: “la festa dei morti”.

In molte culture, i “morti” fanno un po’ paura ai bambini, ma in Sicilia, no! Addirittura si parla di “festa” e non di “commemorazione”… curiosi di sapere perché?

Negli anni passati, il rapporto con una persona cara dopo la sua dipartita era molto più vivo di adesso… si andava a trovarli al cimitero, gli si portavano fiori, candele e addirittura si mangiava sulla tomba o nella cappella di famiglia (tradizione in seguito proibita da un editto papale, ma tuttora viva in certi paesi della Calabria).  Andare al cimitero è sempre stato come “andare a trovare la zia lontana”… quindi ZERO TRISTEZZA.

Inoltre ai bambini buoni e ai poveri, veniva regalato il “Cannistro“, cioè un cesto di vimini pieno di doni di varia natura. Anche se a poco a poco sta andando nel dimenticatoio, soppiantata dalla più globale festa di Halloween,  ancora oggi capita di sentire qualche “Nonnino” o “Nonnina” che nel mese di  Novembre, si avvicina ai nipotini e dice:

“Che ti hanno portato i morti?”

Ma da dove arriva questa tradizione?

Le sue origini risalgono ad alcuni riti pagani, infatti, il 31 Ottobre per i celtici si festeggiava il capodanno, e in quell’occasione il principe delle tenebre, chiamava a sé tutte le anime e gli permetteva per un giorno di passare da un mondo all’altro. Nacque così i la notte di Samhain, letteralmente “di tutte le anime”.  Nel 835, papa Gregorio II, visto che la chiesa cattolica non riusciva a sradicare gli antichi culti pagani legati alla tradizione celtica, spostò la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio all’ 1 Novembre, con la speranza di riuscire, a dare un nuovo significato ai riti profani. L’intento del papa di sradicare questo mito non riuscì, e la chiesa aggiunse quindi, nel X secolo, la “Festa dei Morti” il 2 Novembre, in memoria delle anime degli scomparsi.

Differenze tra città e città:

Giuseppe Pitré,  racconta come, nel passaggio, leggenda vuole che i morti rubassero ai ricchi pasticcieri, fruttivendoli, commercianti, per lasciare regali ai propri cari in vita. Da qui nasce la tradizione della “caccia al tesoro” o di “apparrai i scarpi” per i bambini.

A Palermo, il primo Novembre, i bambini vanno a letto presto e  con un po’ di timore… se sono stati cattivi si risveglieranno con i piedi “grattati” da una grattugia (che fantasia!) se invece sono stati buoni…al risveglio troveranno la tavola imbandita con doni di diversa specie: dolci, abbigliamento, denaro, giochi e qualsiasi altra cosa si stata richiesta.

Nel Trapanese questi doni vengono riposti all’interno di scarpe nuove o nascosti in giro per casa. Se vi state chiedendo, come me, perché all’interno delle scarpe?! La risposta è semplice: già possedere un paio di scarpe nell’antichità era ritenuto un lusso, e averle anche nuove, non poteva che essere un ottimo augurio per il nuovo anno,  per una “buona camminata”.

Partinico, i morti indossano un lenzuolo e, a piedi scalzi recando una torcia accesa e recitando litanie, percorrono alcune strade cittadine, stessa cosa accade nel catanese, e per la precisione ad Acireale.

Tutti i bambini però imparano e ripetono quando sono a letto  questa semplice filastrocca:

Armi santi, armi santi  (anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai(mentre sono in questo mondo di guai)
Cosi di morti mittitiminni assai“(Regali dei morti mettetemene molti)

I morti “ritornano“, quindi per aiutare le nostre vite e garantire la prosperità. Loro, che stanno teoricamente nel sottosuolo, custodiranno i semi piantati, aiuteranno la germogliatura delle piante… e ci proteggeranno dall’oscurità della vita (non a caso, la tradizione vuole che si inizi a seminare i campi, solo dopo il giorno dei morti).

Il Cannistro dei morti:

All’interno del “cannistro”si mette in primis  la “frutta martorana“. Questo dolce di pasta di mandorle è squisito! Inoltre è molto suggestivo perché le famiglie si riusniscono qualche giorno prima e passano il tempo a  creare,pitturare e decorare con attenzione le varie forme. Inizialmente si riproduceva solo frutta… oggi invece si ricreano tutti i cibi,  dai vari tipi di pesce alle pietanze più moderne come Hamburger o muffin.

Un’altra tradizione, è quella di regalare all’interno del “cannistro”,”Il/la Pupo/a ri zuccaro” detto anche “Pupaccena”.  Si tratta di una statuetta creata in zucchero colorato. Un’antica leggenda racconta che un nobile arabo invitò a cena alcuni ospiti e il suo cuoco, visto le ristrettezze economiche del suo padrone, creò, con lo zucchero, una  statuetta, che fu tanto apprezzata dai commensali,  da qui il nome  “Pupi a Cena”. Originariamente avevano le sembianze di Santi, del Cristo risorto, di Ballerini o di una coppia di fidanzati: “u zito e a zita”; oggi invece si spazia.. dal personaggio del cartone animato di moda alla riproduzione dell’oggetto hi-tec.

Conclusione:

Che dire, io amo questo misto tra “sacro e profano” che si respira nella mia terra… e sapere che si tramanda il ricordo (positivo) di una persona dopo la morte, mi conferisce serenità.

Vi segnalo anche il  link all’articolo di Palermo viva,  in cui Andrea Camilleri racconta il ricordo del suo “giorno dei morti”.”

Nelle vostre città vi sono tradizioni come questa? Fatemi sapere con dei commenti…

Perché non fare della propria pratica un momento di gioco e divertimento con i propri bambini?

Certo, non sará semplice e sarebbe bello che potessimo avere tempo per noi, ma non sempre é possibile quindi … Inoltre la pratica con i nostri pargoli crea una bolla d’amore unica.

Occorrente: 

– tappetino yoga

– una sedia

– il piccolo pargolo

Le posizioni le faremo principalmente a terra cosi da salvaguardare la sicurezza di tutta la famiglia !

Iniziamo con la posizione cane/gatto

Siamo in quadrupedia e l’obiettivo é, inspirando di incurvare la schiena creando un arco naturale e portando lo sguardo verso l’alto. Espirando invece, ruotate il bacino per creare una gobba, strechando le spalle e guardando verdo l’ombelico.

I vostri bimbi potranno giocare a passarvi sotto come se foste un ponte e loro un fiume che scorre.

Da questa posizione sedetevi con i glutei sui vostri talloni mettete il vostro bimbo aggrappato alla schiena e lentamente scendete con il busto fino a toccare terra con il viso.

Da qui avete varie opzioni di movimento da scegliere sulla base di quanto é attivo vostro figlio:

  1. allungate le mani il piu avanti possibile lasciando che il peso della ‘scimmietta’ vi radichi al suolo e contemporaneamente le mani si allontano dalle spalle sentendo l’allungamento
  2. Poggiate i gomiti al suolo e piegate le braccia per toccarvi le orecchie o in alternativa prendete le braccia del vostro piccolo
  3. Chiedete al vostro piccolo di distendersi a pancia sotto sopra la vostra schiena 

Siamo pronti per una nuova posizione attiva ( per il piccolo ). Il cane a testa in giu!

Dalla quadrupedia, sollevate i glutei portandovi come nella immagine, gambe divaricate all’altezza delle anche, braccia fortu e spingete i glutei al soffitto.

  1. il vostro piccolo puo fare come nella prima posizione passandovi sotto e magari stavolta dandovi un bacio
  2. Se é abbastanza grande fatevi prendere l’i interno coscia da dietro e chiedete di tirare verso di lui ( dovreste sentire un magico streching )
  3. Alzate alternativamente una gamba e poi l’altra al soffitto chiedendo che sia lui a darvi il ritmo magari con qualche filastrocca.

Farfalla …

Pronte a soffrire un po?

Sedetevi con i palmi dei piedi a contatto, e le ginocchia appoggiate al pavimento.

Avvicinate il piu possibile i talloni al pube.

  1. se il bimbo é piccolo, semplicemente prendetelo in braccio e fatelo accomodare nella naturale culla che avete formato. Muovete le ginocchia verso il tappetino come le ali di una farfalla e se potete liberare le mani, usatele per premere sulle ginocchia
  2. Se il bimbo puo stare in piedi, fategli mettere un piede in ogni ginocchio in modo che il suo peso, porti le ginocchia a terra

La pallina magica

Distese a pancia su, sollevate entrambe le gambe ed abbracciatele. Dovreste essere una pallina!

  1. Chiedete al vostro bimbo di dondolarvi su e giu, destra e sinistra
  2. Se molto piccolo potete metterlo sulle gambe cosi da dondolarvi con lui

Prendiamo la sedia

Nuovamente a pancia su, portiamo i talloni sulla seduta della sedia in modo tale che le gambe formino un angolo di 90’.

  1. Se il peso di vostro figlio ve lo consente prendetelo in braccio e fatelo volare sopra la vostra testa contraendo gli addominali
  2. Chiedete altrimenti al bimbo di tenervi i piedi ben saldi alla sedia e con le braccia tese vicino ai fianchi e i palmi delle mani rivolti verso terra, contraete gli addominali, sollevate capo e spalle e muovete su e giu le braccia velocissimamente espirando con forza!

Togliete la sedia e distendetevi in savasana …

Chiedete a vostro figlio di distendersi sopra di voi ( peso permettendo ) o di lato.

Create un contatto e allineate i respiri… immaginate un filo d’oro che ad ogni espiro vi unisce e riempie una bolla d’amore !

Namaste!

Michela

Carissimi lettori,

oggi vi parliamo di “Malli“un brand nato nel 2016,  da un’idea di Rosanna Casola.

Rosanna,  è una donna siciliana, una donna altruista ed intraprendente, che ha saputo creare dal nulla un marchio, lanciare sul mercato la “Malli box”, ed aprire un e-commerce, il tutto con lo scopo di  contribuire a migliorare le condizioni di vita di bambini meno fortunati.

Queste bellissime magliette, sono  realizzate interamente in cotone biologico e sono disponibili sia per uomo che per donna, con due diverse grafiche e in due varianti di  colore: bianco e nero.

I vantaggi di una maglia 100% in cotone biologico sono molteplici… oltre ad essere anallergica, comoda e traspirante, il cotone è anche termoregolatore, ciò vuol dire che si adatta alle esigenze del corpo indossato, mantenendo la temperatura ideale, quindi nessuna sensazione di caldo o di freddo!

Poi bisogna ricordare che attualmente con  la vendita delle t-shirt Malli si contribuisce  allo sviluppo di progetti di Every Child is My child per i bambini siriani, quindi il vantaggio è anche quello di fare bene al proprio cuore e alla propria anima.

Acquistando la scatola (che attualmente è anche in SCONTO),  oltre alla t-shirt , riceverete in omaggio un segnalibri e un braccialetto rosso…

Perché proprio un braccialetto rosso?

Beh, questo piccolo cadeaux,  si rifà ad una leggenda popolare giapponese “Il filo rosso del destiono”, che dice che:

“ogni persona porta sin dalla nascita legato al mignolo della mano sinistra un filo rosso, che la connette in modo indissolubile alla propria anima gemella e al suo destino.
Il filo rosso spesso si aggroviglia creando strani intrecci e nodi, che simboleggiano le difficoltà e gli ostacoli da superare per raggiungere la felicità; l’unico modo per districare i grovigli consiste nel lasciarsi trasportare dal cuore”.

Per “Malli”  tutti abbiamo diversi fili rossi da seguire, decisioni da prendere, percorsi da creare se vogliamo andare avanti nella vita. Solo l’amore orientando ogni nostra decisione ci condurrà verso la felicità. Scegliere quindi di acquistare la scatola “Malli” è un  dono d’amore tra persone legate da una relazione di cuore. (Per questo è anche una splendida idea regalo).

Ecco i link alle pagine social del brand: Facebook, e l’indirizzo e-mail a cui scrivere per maggiori info.

Io da siciliana, non posso che dire: GRAZIE a  Rosanna per portare avanti questo progetto!

Aspetiamo di riceve le vostre foto con la scatola “Malli”… Seguite il filo rosso…e Alla prossima!

Vita Maria 

 

I PRIMITIVI un film d’animazione che insegna ai bambini l’importanza del gioco di squadra!

Titolo originale: Early Man

Anno: 2018

Genere: Animazione

Produzione: Gran Bretagna.

Durata: 89 minuti

Regia: di Nick Park

Attori: Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi, Salvatore Esposito, Claudio Gregori, Gabriele Rubini Alessandro Florenzi, Corrado Guzzanti, Eddie Redmayne, Maisie Williams, Tom Hiddleston, Richard Ayoade, Timothy Spall, Mark Williams, Johnny Vegas, Selina Griffiths, Simon Greenall, Gina Yashere.

Uscita: 2018

Distribuzione: Lucky Red

Consigli per la visione: Film per tutti

Trama: All’alba dei tempi, il primitivo Dag e la sua tribù, composta da una serie di energumeni rozzi ma simpaticissimi, vivono in una valle abbandonata, dedicandosi alla caccia al coniglio, del quale tuttavia strambi come sono non si cibano, e ai frutti della loro terra.
La loro oasi di preistorica tranquillità viene però sconvolta dal passaggio dall’Età della Pietra all’Età del Bronzo, una transizione tutt’altro che indolore. Per preservare il proprio pezzo di terra, Dag, il fido cinghiale Grugno e i suoi amici dovranno infatti imparare a giocare a calcio per sfidare il dream team di quella parte di umanità che ha già conosciuto il progresso.

Contro ogni probabilità di vittoria e schierandosi contro il parere del prudente e saggio Barbo Dag insegnerà a Grullo, Gordo e agli altri imbranati cavernicoli come giocare a calcio! L’inizio è stato disastroso, perché loro sapevano solo tirare calci al pallone, non sapevano nulla di tecniche del calcio.
La situazione migliora, quando Dag recluta tra i suoi anche l’energica Ginna (Paola Cortellesi), appassionata tifosa, pronta a mettere in riga la squadra di scansafatiche. L’allenamento si svolge tra vulcani ribollenti, geyser fumanti e canyon rocciosi, dove I primitivi impareranno a superare i propri limiti e a credere in sé stessi. Nonostante i tentativi di Lord Nooth di indebolire gli avversari nascondendo segreti importanti sul loro passato, niente e nessuno riuscirà a fermarli.

Giudizio: Premetto che a me questo tipo di cartone animato non piace, però devo ammettere che “I Primitivi” non è stato male, simpatico.  La cosa che mi è piaciuta di più sono state lo spirito di squadra dei personaggi più buoni e grossolani che hanno battuto l’individualismo sfrenato dei progrediti, ovviamente altezzosi e poco inclini ad aiutarsi a vicenda, ed anche soprattutto l’intervento risolutivo di una ragazza che incredibilmente gioca a calcio meglio di tanti uomini (Ginna, che azzera le distanze di genere), il generico invito all’unione che fa la forza.

Trailer del Film I Primitivi”

Dove comprare il Dvd: Amazon

Ciao cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parlo come ogni venerdì di libri, in particolare di letture natalizie

Io adoro leggere ed ho contagiato anche le mie bambine, ho iniziato a leggergli  sin dai primi mesi di vita, ora continuiamo le nostre letture con l’appuntamento fisso della favola della buonanotte.

Adesso di libri ne abbiamo tanti non sappiamo più dove metterli ma nonostante ciò non ci accontentiamo noi ne vogliamo sempre di più.

E allora quale migliore occasione del Natale per regalare ai bambini un libro?

Qui vi consiglio dieci libri sui racconti a tema natalizio che spero vi piaceranno.

 

  1. Il Grinch di Dr. Seuss e F. Izzo : È possibile non amare il Natale? Certo,  se si è solitari, brutti e cattivi come il Grinch, mostriciattolo perfido che vive nella città di Chi-non-so. Con il solo scopo di guastare le feste ai suoi concittadini Non-so-chi, si traveste da Babbo Natale e ne combina di tutti i colori. Un personaggio leggendario, reso famoso da un film di successo con Jim Carrey. Età di lettura: da 6 anni. Dove comprarlo:Amazon
  2.   Il mondo segreto di Babbo Natale Ti sei mai chiesto cosa fa Babbo Natale mentre
    tu dormi? Ha davvero il tempo di controllare se ciascun bimbo è stato buono o cattivo? E, dubbio ancora più grave, che cosa succede realmente ai bambini “meno buoni”? Sono solo alcune delle domande alle quali non hai mai avuto risposta… finora. Questo libro è un autentico scoop, perché rivela tutti i segreti di Babbo Natale. Età di lettura: da 5 anni. Dove comprarlo: Amazon
  3. Racconti di Natale di Arianna Oranzi : Un regalo per piccoli pazienti del Bambi Gesù.  È un  e-book che raccoglie racconti scritti da blogger per  rendere le loro storie a lieto fine. Questo e-book aiuta l’associazione Amici del Bambin Gesù. Età di lettura 8 anni. Dove  comprarlo: Amazon
  4. Canti di Natale di Charles Dickens, è il classico racconto di Natale, la storia del vecchio Scrooge, cmun uomo molto ricco ma anche molto avaro, non ama il Natale, anzi, odia persino l’idea di divertirsi. Qualcosa però sta per cambiare: nella notte magica del Natale, tre incontri straordinari, riusciranno a fargli cambiare idea sul Natale? Un classico intramontabile per far rivivere ogni giorno lo spirito natalizio. Età di lettura: da 8 anni. Dove comprarlo: Amazon
  5. Fiabe e racconti per il Natale di Elena Iarussi: Una collezione di fiabe e leggende illustrate, che celebrano l’atmosfera e la tradizione natalizia. Canto di Natale, La storia di Babbo Natale, Il gigante egoista, La piccola fiammiferaia e altre affascinanti storie senza tempo da leggere e rileggere Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2kAZE6U
  6. Ollie e la renna di Natale di M.Barigazzi , jingle, jingle… È la vigilia di Natale. Ollie è appena andata a quando si sveglia all’improvviso. Che cosa sarà quel suono? Ollie esce nella, neve e lo segue. Nuova avventura sta per cominciare. Sarà un Natale indimenticabile! Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2BWiqKm
  7. Rover salva il natalemdi Roddy Doyle e B. Ajhar bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli – a lavorare gratis per una notte intera? Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole innamorate e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve.Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare. Età di lettura: da 8 anni. Dove comrparlo: http://amzn.to/2y7ZmWf
  8. I più bei racconti di Natale. Grande libro cartonato che raccoglie 8 storie ispirate al Natale e dedicate ad alcuni tra i più amati film Disney: Rapunzel, Bambi, Pinocchio, Dumbo, Cars, Winnie the Pooh, Lilli e il Vagabondo e la Carica dei 101. Tutte le pagine del volume sono corredate da bellissime illustrazioni a colori che rievocano la magica atmosfera del Natale. Età di lettura: da 3 anni. Dove comprarlo: http://amzn.to/2AEG1B4
  9. La casa di Babbo Natale di Kai Haferkamp  “Din din!” fanno le campanelle delle renne: Babbo Natale parte! La slitta è carica di regali e adesso il folletto Pic-Puc è molto contento. Ma questa mattina i regali hanno rischiato di non essere consegnati… Età di lettura: da 2 anni. Dove comprarlo: Amazon
  10. Baby’s ver frist a touchy-feely christmas book : A delightful Christmas board book with high contrast illustrations and touchy-feely patches perfect for sharing with the very young. Each festive picture has a simple description beneath to help babies learn to associate words and pictures. Young children will love feeling the different materials in every picture again and again. The last two pages show a montage of all the pictures in the book with new descriptions to help children learn their first colours. Dove comprarlo: https://www.facebook.com/ramonausborne/notifications/

Ecco questi sono i 10 libri che possono essere ideali secondo noi per regali di natale ai bambini da 1 anno a 8 anni.

Spero che questi libri vi piacciono, se è così lasciate un commento!

Buon Natale e al prossimo post da Enisla Meca!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao cari amici di scrivere Scrivere a Colori tra un po’ sarà Halloween una Festa popolare di origine celtica, oggi tipica degli Stati Uniti e del Canada, che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri e portando in processione zucche intagliate e illuminate all’interno.

Come si dice in questa festa, “dolcetto o scherzetto?” e noi di scrivere a colori rispondiamo con dolcetto, con i biscotti di pasta frolla e pasta di zucchero a forma di fantasmini, zucche pipistrelli ecc ecc

 

Ecco la ricetta della nostra collaboratrice.

Ingridienti

Per fare i biscotti di hallowen
300 g di farina
150 di burro
100g di zucchero
1 uovo
Una bustina di vanillina

Procedimento:
Impastare tutti gli ingredienti insieme.

Una volta impostato il tutto, stendere l’impasto e prendere delle formine, si possono usare anche quelle ad espulsione, iniziate divertirvi a fare le formine. Una volta fatte tutte le forme, cuocere i biscotti a 170 gradi e quando i biscotti sono ben dorati sono pronti per essere decorati.
Una volta raffreddati, prendere della pasta di zucchero già pronta, stenderla è fare le formine, usate però le stesse che avete fatto i biscotti, successivamente incollare la pasta di zucchero usate con della gelatina alimentare, per fare gli occhietti usare un pennarello alimentare. Ed ecco che i biscotti sono pronti per essere mangiati!

Fare questi biscotti con i vostri bambini può essere una scusa per stare insieme divertendovi!Adesso non vi resta che esprimere la vostra creatività, divertendovi con i vostri bambini!

Vi è piaciuta la ricetta della nostra collaboratrice Lucia? Se su lasciate un commento, grazie e alla prossima ricetta!

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