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Marzo 2017

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«Cosa indossare? Che devo fare? Come devo comportarmi?»

HELP!!!!

Queste erano le domande che affollavano la mia mente, il giorno in cui improvvisamente, si è deciso  di andare a fare una scampagnata in moto con amici.

Con l’arrivo della bella stagione, capita frequentemente di fare delle gite fuori porta, su due ruote con amici, mariti, fidanzati…e spesso, soprattutto se si è alle prime esperienze, si vivono queste splendide giornate con ansia. Come scrisse il saggista e poeta statunitense, H. P. Lovecraft: «la paura più antica e potente, è la paura dell’ignoto», e almeno io, prima di due anni fa, ignoravo tutto ciò che potesse riguardare questo argomento. Non ero MAI salita su una moto, e avrei pagato davvero tanto, per dei consigli ed uno scambio di opinioni sull’outfit giusto, su cosa aspettarmi e come comportarmi.

Oggi che sono diventata un’esperta (ihihihhihihi), ho deciso di scrivere un articolo, che dia delle dritte a chi si appresta a viaggiare su due ruote per la prima volta, sperando di poter essere di aiuto anche ad uno/a solo/a di voi.

Innanzitutto, chi siede dietro, deve fidarsi ciecamente del pilota, perché ci si affida completamente al suo buon senso. Per questo bisogna disturbarlo il meno possibile, ed evitare movimenti bruschi per paure o richiami.

Bisogna stare incollati al conducente, e seguirne i movimenti, perché la coppia in moto funziona solo se si fa il più possibile corpo unico!

NOTA BENE: attenzione al contatto in frenata, sgradevolissimo per chi guida e causa di antipaticissimi graffi sui caschi.

Le braccia devono essere morbide tenute lungo i fianchi di chi guida, meglio quando possibile, con le mani vicine al serbatoio; perché sarà proprio su questo (e non sulla schiena del pilota), che chi siede dietro si poggerà nelle forti franate.

Per quanto riguarda l’outfit:

  • Se ancora non si possiede l’abbigliamento adatto, si dovrà scegliere un completo comodo… giubbotto in pelle o tessuto anti vento, meglio se impermeabile; jeans, scarpe basse o con la zeppa, e l’immancabile sciarpa al collo.

  • Borsa con tracolla, o uno zainetto, che oltre ad essere il must della stagione primavera-estate 2017, è super comodo da trasportare.

  • È poi consigliabile, portare con sé un piccolo kit del “pronto intervento” con fazzolettini imbevuti, un piccolo profumo, spazzola e specchietto da borsa.

  • Un altro oggetto che in questo periodo mi sono accorta essere molto utile, è un power bank! sì… perché ormai si è sempre collegati, si scattano foto, registrano video, si usa spesso il navigatore e ahimè, i cellulari non sempre riescono ad accompagnarci per l’intera giornata. Proprio per questo motivo…il power bank sempre carico in borsa CI PIACE!

  • In fine, i guanti…in pelle, ecopelle, o tessuti stretch. Io li uso sempre, cercando così di proteggere il più possibile la pelle delle mani da sbalzi termici.

 

Poi beh…potete portarvi dietro tutto ciò che reputate utile. Il mio consiglio però, è quello di non riempire troppo la borsa, perché ricordate che una volta scesi dalla moto, dovrete portare il peso sulle spalle!

Makeup:

Consiglio una bb cream con protezione solare, ed un bel rossetto acceso. Evitare assolutamente blush, fondotinta e tutto ciò che potrebbe sporcare l’interno del casco.

Eccoci giunti alla cosa più critica…i capelli:

Il casco tende a schiacciarli, il vento li scombina, e l’odore della moto li impuzzolisce un bel po’!

Potrete legarli con una coda laterale bassa, o una treccia in modo da fermarli ed evitare la formazione di nodi, per l’odore…ecco spiegato il perché del profumo in borsa!

Grazie a questi piccoli accorgimenti potrete essere sereni in sella, godere del meraviglioso ambiente che vi circonda, e non stressare il pilota, mentre scorrono i km.

Spero vi sia piaciuto l’argomento… Che aspettate?

Tutti in moto nel weekend!

Vita Maria

Avete presente quelle notti in cui non si sa per quale motivo non si riesce a dormire?

Quelle notti in cui hai la sensazione in cui ti sta rivenendo tutto sopra? Pensi che hai mangiato troppo la sera prima, ed invece poi realizzi che non è il cibo che ti sta ritornando sopra ma è il tuo passato, che ti viene a trovare in quelle notti insonni.

Il passato che ogni tanto ritorna a richiedere il conto.

Pensi che il passato, sia passato ma se non lo hai mai elaborato non lo hai mai accettato, lui ritorna in quelle notti insonni e succede che perdi il sonno alle due mezza di notte.

Succede che ti inizi a domandare quei perchè, a cui fondamentalmente non avrai mai una risposta, ma in quelle notti stai li a rifarti quelle domande.

Domande del tipo: <<ma sono una buona mamma? Sono una buona moglie?>>

Domande che alla fine non servono a niente, solo a farti togliere il sonno.

E perchè ti fai quelle domande? Perchè il passato durante la tua crescita caratteriale ti ha regalato quel velo d’insicurezza e paura, che purtroppo o ci lavori o impari a conviverci.

Io ci ho provato e ci sto ancora provando, evidentemente non basta.

Evidentemente la mia vita deve cambiare in modo drastico, perchè hai voglia che qualcosa cambi.

Ecco in queste notti insonne io cerco il cambiamento.

Sono stufa di essere solo una mamma, sono passati 5 anni in cui mia figlia grande è nata, cinque anni bellissimi, in cui ho susseguito un’altra gravidanza, un’altra bambina bellissima, tanto amore tanta gioia e tante soddisfazioni.

Sono fiera di ciò che ho creato, una famiglia bellissima ma nonostante tutto mi manca qualcosa, mi manca il mio essere donna, ecco… questo l’ho messo un po’ da parte, in questi anni.

Il mio realizzarmi come donna, perchè no, anche a livello lavorativo.

Negli ultimi mesi ho rispolverato dal cassetto, il mio sogno di scrivere, ecco lo vorrei coltivare, ho scoperto che dopo tutto sono discreta (sono ancora agli inizi).

Sono una cattiva madre? Non credo di essere una cattiva madre solo per il fatto che vorrei realizzarmi come donna.

Ho passato la mia vita a non fare ciò che mi piace realmente ed ora è arrivato veramente il momento d’iniziare a fare qualcosa per me stessa!

E chissenefrega se poi ci sarà chi penserà che sono un’egoista, io non leverò il tempo per giocare con loro, non leverò il tempo per occuparmi di loro, solo inizirò a crearmi i miei spazi, che saranno in orari impensabili per non scombussolare i momenti che passo con loro!

O anche a chi penserà che oramai sono vecchia per fare ciò che mi piace, perchè non si è mai troppo vecchi per realizzare i propri sogni!

Enisla Meca

 

Un giorno girovagando su internet mi sono imbattuta in un blog carinissimo “Scintille di Gioia” la fondatrice si chiama Silvia Fanio.

Guardando  un pò qua e un pò là nel blog, ho visto che lei cura una rubrica che si chiama “il significato di essere mamma” e mi  sono detta “io voglio farmi intervistare!”.

L’ho contatta, e le ho chiesto se gli andava di intervistarmi e così fù. Quest’intervista mi ha dato la possibilità anche di conoscerla, peccato però solo virtualmente.

Mi è particolarmente piaciuta, perchè grazie ad essa ho rispolverato vecchi ricordi ed emozioni che mi ero dimenticata di aver provato. Purtroppo Il tempo passa e cancella i ricordi e le emozioni che si provano in determinati momenti.

Rispondere alle domande è stato una sfida con me stessa, Amo parlare di tante cose , ma delle mie emozioni non tanto, ci sono riuscita e devo dire anche molto bene.

Devo essere sincera, essere stata intervistata, è stato bello perché attraverso le domande ho scopro dei miei lati che non sapevo di avere.

Silvia mi ha definita dolce, non sapevo di essere una persona dolce, mi sono sempre definita un pò autoironica.

Spero che non sarà la mia prima ed unica intervista, ho intenzione di farne tante, in questo modo avrò la possibilità, oltre che di farmi conoscere ma anche di conoscere persone meravigliose.

Grazie silvia di avermi dato la possibilità con la tua intervista di conoscerti.

Se sei curioso di leggere l’intervista  sul mio “significato di essere mamma” clicca qui…

E se anche tu, che mi stai leggendo, vuoi farti intervistare clicca qui…per sapere di più sulla rubrica di Silvia Fanio andate sul suo blog Scintille di Gioia.

E nel caso, vorresti intervistarmi scrivimi una mail all’ indirizzo enislameca@yahoo.it, sono sempre disponibile alle collaborazioni.

 Alla prossima con Scrivere a Colori!

Enisla Meca


Carissime amiche ed amici di Scrivere a colori, oggi vi mostrerò come ridare vita ed abbellire un vecchio jeans trasandato, utilizzando la maglina elastica “saldastrappi”, termoadesiva della MARBET.

 

Il Denim lo sappiamo…VA SEMPRE DI MODA! Ma proprio in questa Primavera- Estate 2017 lo abbiamo visto protagonista delle sfilate, un po’ in tutte le salse. Strappato, ricamato, con toppe, patch, impreziosito di perle…insomma per tutti i gusti!

Così mi è venuta l’idea di recuperare un vecchio jeans che non indossavo da anni, e ridargli nuova vita, nuovo valore, donargli un tocco di attualità e renderlo originale.

Tra la vasta linea di prodotti MARBET, ho scelto di coprire gli strappi (che erano diventati eccessivi), con la maglia elastica termo adesiva glitterata, nelle nuances dei colori più cool di stagione: rose gold e azzurro.

Il procedimento è stato semplice e veloce:

  • ho ritagliato ed applicato il saldastrappi sul jeans al rovescio (mi sono aiutata con delle spille per essere certa del risultato, ma non è necessario);
  • ho coperto la parte interessata con un panno, e pressato per 20-30 secondi con il ferro da stiro caldo, impostato sul programma “cotone”.

Et voilà!

Che ne pensate?! Vi è piaciuta l’idea? Secondo me sono diventati molto chic e non vedo l’ora di indossarli!

Attraverso questo questo link https://www.youtube.com/watch?v=UOpKReeTstw è possibile vedere il video che illustra il metodo esatto per una tenuta ottimale. 

Io che non sono molto abile con ago e filo, mi sono innamorata di questo prodotto e sicuramente reinventerò qualche altro capo di abbigliamento.  

Ho anche fatto felice nonna, che odiava quei jeans strappati, e mi sono divertita molto a scegliere l’accostamento più adatto tra vari colori e tessuti!

Se ve lo state chiedendo… potrete trovare questi prodotti nelle migliori mercerie oppure attraverso l’e-commerce.

Aspetto di vedere le vostre creazioni, e le riparazioni fatte usando i prodotti MARBET.

Buon  week-end!

Vita Maria

Oggi cari amici di scrivere a colori è la festa del papà,una ricorrenza molto sentita nel nostro paese.

Nel nostro blog vi parleremo delle sue origini.

STORIA

La prima volta documentata, in cui fu festeggiata sembrerebbe essere il 5 luglio 1908 a Fairmont, presso la chiesa metodista locale.

La prima a sollecitarne l’ufficializzazione fu la signora Sonora Smart Dodd che, ispirata da un sermone ascoltato durante la Santa Messa, organizzò una festa il 19 Giugno 1910 a Spokane, Washington, per celebrare il padre che aveva combattuto nella guerra di secessione americana.

Negli stati uniti e nei paesi che seguono l’influenza americana, viene festeggiato il 10 giugno.

In Italia, come in altri Stati di tradizione cattolica, la festa del papà viene festeggiata il giorno di San Giuseppe.

Il padre putativo di Gesù, considerato come papà e marito devoto per eccellenza, secondo la tradizione popolare protegge gli orfani, le giovani nubili e i poveri.

Nel resto del mondo la Festa del Papà assume significati differenti; in Russia, ad esempio, viene celebrata come la festa dei difensori della patria.

 In Thailandia la festa coincide con il compleanno del defunto sovrano Rama IX, venerato come padre della nazione, mentre in Danimarca la festa cade il 5 giugno, nel giorno dedicato alla Costituzione.

In altri Paesi, come la Germania, la festa cade nel giorno dell’Ascensione. Viene chiamata Männertag Herrentag -ovvero “giorno degli uomini”, intesi come maschi-, e secondo la tradizione, dall’Ottocento a oggi, comitive di uomini spingono un carretto pieno di bevande alcoliche che i malcapitati saranno ‘costretti’ a bere per poi ritrovarsi, inevitabilmente, ubriachi in giro per la città.

CURIOSITà

In Francia, i piccoli regalano una rosa rossa ai loro papà e una rosa bianca a quelli che purtroppo non ci sono più, ma sono ancora vivi nel cuore dei figli.

In Inghilterra invece si ha una sorta di ‘San Valentino dei padri’, che vengono celebrati con fiori, dolci e cioccolatini.

Nell’ America del sud si accendono diversi falò nelle città e si sfidano i papà a superarli con un salto.

In Germania, i padri vengono trasportati su uno o più carri trainati da buoi per le vie delle città.

In Italia ci sono due tipiche manifestazioni, che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia sono: i falò e le zeppole.

Il falò, ha origini pagane, perchè questa festa cade nel giorno dell’equinozio di primavera, dove i contadini bruciano i residui del raccolto accendendo spettacolari falò, quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe.

Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa.

Enisla Meca

 

Cari lettori di Scrivere a Colori, oggi per la rubrica “Passione libri” vi parlerò della mia ultima lettura!

Qualche mese fa, parlai con un’amica dell’importanza della lettura, e di libri che segnano l’esistenza.

Ricordo bene che si fermò, si diresse verso la libreria del salotto e mi diede tra le mani, un piccolo libro, arancione… «tieni, te lo presto…questo lo devi leggere assolutamente».

Il libro in questione era “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli, edito dalla Feltrinelli nel 2015. Misi il libro sul comodino e aspettai…forse perché solitamente prediligo libri di fantasia o romanzi, forse per paura di leggerlo e non provare lo stesso entusiasmo della mia amica.

Poi lo scorso week-end, finalmente, ho trovato il coraggio di iniziare la lettura…e l’ho divorato!

Romagnoli è un giornalista e scrittore italiano, nato a Bologna nel 1960, ma cittadino del mondo. Come scrive anche sul libro: “Se resti nella stessa casella, stesso quartiere, lavoro, gruppo familiare, quel gran tiratore che è il destino avrà più agio nel prendere la mira”. Forse per questo, ha deciso nel corso della vita di visitare 100 paesi, ha abitato in 4 continenti, e in ognuno di essi ha cercato di conoscerne il più possibile la cultura, le tradizioni, le paure e le speranze.

Il libro, è composto da 87 pagine che raccontano una serie di aneddoti, storie e riflessioni che portano il lettore a meditare su quanto si ha di superfluo nella vita. Armadi pieni di vestiti, amici, contatti sul telefono, oggetti che abbiamo riposto a prendere spazio o polvere perché: «potrà servire, per un’occasione speciale», oppure: «mi ricorda questo o quello che è successo tanti anni fa».

In realtà quel che ci serve è “solo un bagaglio a mano”, una leggerezza, materiale ma soprattutto morale.

Nella società odierna, del “tutto e subito”, Romagnoli loda il valore del necessario, perché è vero che “di fronte ad una valigia grande si tende a riempirla di quel che ci sta. Nel bagaglio a mano, entra quel che si vuole”.

Una lettura veloce, ma intensa. Un buon libro da leggere in viaggio o tenere in borsa, visto le piccole dimensioni. A me è piaciuto tanto… e ringrazio la mia amica per il consiglio.

Potrete acquistarlo facilmente online sul sito della Feltrinelli o su Amazon anche in formato Kindle.

Fateci sapere cosa ne pensate, aspettiamo i vostri commenti giù, o anche sulle pagine Social del blog.

Buona lettura e buon week-end!

Vita Maria

Ciao cari amici di scrivere a colori, oggi ospitiamo nel nostro blog l’Associazione Culturale Le Carlotte, per la nostra rubrica “Passione Libri” che ci racconteranno, com’è nato e che cos’è questa loro Progetto “Toccare per Apprendere”

“Siamo un trio creativo (Antonella, Daniele e Sara) formatosi nel 2011 dopo l’ incontro con lo stilista Carlo Costa, che ha accettato di tramandarci la sua esperienza nel cucito.

Dall’ iniziale collaborazione è nata una sincera amicizia che ha dato vita al gruppo “le Carlotte”.

Unite dalla stessa passione, voglia di creare e metterci in gioco, abbiamo fantasticato su come applicare i nuovi insegnamenti di Carlo a una nostra produzione.

E’ nata così l’idea di realizzare libri interamente realizzati in stoffa, dedicati principalmente al mondo dei bambini, ma non solo.

Sono libri cuciti artigianalmente, pezzi unici realizzati attraverso l’uso del riciclo, ma soprattutto della valorizzazione di tutti quei tessuti che appartengono alla tradizione italiana, come antichi pizzi realizzati a mano e passamanerie d’epoca.

Il nostro scopo è quello di “far toccare” ai bambini tessuti quasi scomparsi, ma anche farli avvicinare ai nuovi materiali come le stoffe realizzate in bambù, mais, soia ecc…

Dedichiamo grande attenzione alla ricerca, non solo nel campo puramente tecnico, ma soprattutto nell’offerta formativa che si svolge attraverso il contatto diretto con i bambini.

Durante i laboratori proiettiamo i bimbi in un mondo fantastico fatto tutto di stoffa e , tramite il gioco, cerchiamo di favorire lo sviluppo della fantasia e manualità.

L’avvicinamento alla lettura, la scoperta dell’oggetto “libro” (per i più piccoli) , la consapevolezza tattile, sono tra i principali obbiettivi del nostro lavoro, sempre in continua evoluzione e plasmato sui nuovi stimoli che arrivano dagli stessi bambini.

Ma gli stimoli non arrivano solo dai piccini: infatti spesso realizziamo libri commissionati da adulti per adulti, come il libro dedicato al mondo di Leonardo da Vinci, un’opera artigianale che catapulta nell’atmosfera del rinascimento italiano.

Per concretizzare il nostro messaggio, abbiamo fondato un ‘associazione culturale che ha lo scopo principale di promuovere la pratica artistica come risorsa personale e sociale, creare momenti di crescita collettiva attraverso un cammino etico basato sul riciclo e sulla valorizzazione di prodotti tessili. momenti di convivialità incontri collettivi

La filosofia dell’Associazione è quella di comunicare attraverso i sensi, far toccare con mano le stoffe che raccontano una storia, stimolare la fantasia e il piacere di apprendere giocando.”

Anteprima libri Le Carlotte

Grazi all’associazione Le Carlotte per averci parlato per loro progetto

Ecco i loro contatti ne caso v’interessa:

sito:Le Carlotte

pagina facebook:Le Carlotte Associazione Culturale

Dategli un’occhiata, ci sono tante cosette carine!

Grazie a voi cari amici alla prossima con un’altro post!

 

 

Salve cari amici di scrivere a colori, oggi vi voglio presentare la nuova rubrica dedicata al mondo dei libri.

La rubrica si chiamerà “Passione Libri” e sarà suddivisa in quattro sottocategorie che sono:

  • libri per grandi;

  • libri per piccoli;

  • libri per il mondo del blogging,

  • curiosità.

Perchè questa rubrica? Perchè io adoro leggere, anche se negli ultimi anni, le mie letture sono passate dai romanzi rosa alle favole e fiabe, diciamo che nonostante tutto non ho smesso di leggere.

 

Sappiamo bene che l’8 marzo ricorre la “Festa della donna”. Tutte ci aspettiamo gli auguri e magari un mazzolino di fiori… ma in poche conoscono il vero significato del “Woman’s Day”.

Proprio per questo ho voluto raccogliere qualche cenno storico per chiarire l’origine dell’evento, informarvi su quel che accadrà oggi, e indicarvi qualche idea per trascorrere la giornata.

Innanzi tutto, con questa data si vogliono celebrare tutte le conquiste che le donne sono riuscite ad ottenere nel corso degli anni, ma anche le discriminazioni e le violenze a cui ancora oggi sono sottoposte. (Non è “festa” atta al divertimento e al consumismo…bensì di riflessione e orgoglio femminile per quelle donne che hanno combattuto tanto per i nostri diritti).

La Storia

L’origine risale al 3 maggio 1908, quando ad una delle conferenze del partito socialista di Chicago, in mancanza dell’oratore ufficiale prese la parola la socialista Corinne Brown, ferma sostenitrice dei diritti delle donne e per la loro “liberazione”. Durante il suo intervento, Corinne affrontò il discorso dello sfruttamento da parte dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, delle discriminazioni sessuali nei confronti della donna, e dell’estensione del diritto di voto alle donne. Dopo quella giornata, il Partito socialista americano decise «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». L’anno seguente, nel 1910, l’iniziativa venne raccolta da Clara Zetkin a Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste. Con il passare degli anni le celebrazioni si sparsero in tutta Europa, per poi essere interrotte nei paesi belligeranti allo scoppio della I Guerra Mondiale.

Per quanto riguarda la scelta di celebrarla l’8 marzo, vi sono storie contrastanti. In alcuni Paesi si fa riferimento a un episodio avvenuto a New York, in centinaia di operaie, chiuse in fabbrica dal padrone perché non partecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio l’8 marzo 1857. Facendo qualche approfondimento, scopriamo che le cose andarono diversamente. L’incendio della fabbrica in cui perirono le operaie ci fu davvero, ma accadde il 12 marzo, e soprattutto molto tempo dopo, quando si celebrava già la Giornata della donna. Altri ricordano la marcia del “pane per la pace” (evento che in Russia diede origine alla rivoluzione di febbraio e la caduta dello Zar), avvenuta a San Pietroburgo l’8 marzo 1917, in cui le donne russe scesero in piazza, e marciarono a gran voce per chiedere la fine della guerra, manifestando i propri diritti.

In Italia, per la prima volta si celebrò il 22 marzo 1922; poi la tradizione, venne interrotta negli anni del fascismo, e riprese durante la lotta di liberazione nazionale, come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni dei diritti femminili. Nacquero quindi i gruppi di difesa della donna collegati al CNL (Comitato di Liberazione nazionale) che dettero origine all’U.D.I. (Unione Donne Italiane).

Merito tutto italiano è quello della scelta della Mimosa come simbolo della manifestazione. Infatti, furono le femministe Rita Montagnana, Teresa Noce e Teresa Mattei, nel 1946, a proporre di adottare proprio quel fiore. Un fiore economico (che può essere facilmente reperibile e regalato da tutti), che sboccia nel mese di marzo, un fiore all’apparenza piccolo e delicato, ma capace di crescere anche su terreni aridi, tenace come noi donne!

Solo nel 1975, con la risoluzione 32/142, l’assemblea generale delle Nazioni Unite, propose ad ogni paese, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.

8 marzo 2017

Quest’anno sarà una ricorrenza di “lotta”. Le donne di “Non una di meno” (quelle che pochi mesi fa hanno riempito le piazze in Polonia per difendere il diritto all’aborto, e che hanno messo in piazza 200 mila persone a Washington per protestare contro il sessismo del neo Presidente Trump), manifesteranno nei modi più diversi in ben 40 paesi nel mondo, Italia compresa. Si protesterà contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne tuttora presenti nel mondo. Alcune donne non lavoreranno per un giorno e non faranno acquisti, in modo da rendere evidente il valore del loro lavoro e anche quello del loro ruolo di consumatrici; altre parteciperanno a cortei e manifestazioni e vi sarà anche uno sciopero dei trasporti. Questo è il link che vi mostra tre brevi video prodotti da D.i.Re per invitare tutte le donne a unirsi allo sciopero globale e combattere la violenza maschile: http://video.repubblica.it/6fc63b60-a1b9-4792-bafa-c0e25a2f1adb .

Iniziative interessanti, per trascorrere la giornata

Musei gratis per noi donne: 

Cinema 2€ nelle sale aderenti:

2X1 di Trenitalia:

 

Vita Maria

Ciao cari amici di Scrivere a Colori, oggi per la Rubrica “Progetti di Vita” Mamma Veronica ci racconterà la storia della sua piccola Giorgia.

Lei è una di quelle donne, che io stimo immensamente, per la sua forza di volonta e per il suo coraggio nell’affrontare tutto con il sorriso.

 

Ecco la sua intervista.

 

 

 

 

 

 

1)Raccontaci un po’ di te e del tuo essere madre.

Ciao, mi chiamo Veronica, ho 31 anni e lavoro come impiegata anche se in questo periodo non sto lavorando, sono a casa per poter assistere mia figlia e seguirla nelle sue cure mediche e riabilitative. Come molte mamme sono molto ansiosa e protettiva, mi sembra di non essere mai all’altezza della situazione e sbaglio spesso, molto spesso. Insomma sono una mamma come tante altre, che vive per sua figlia e lotta per lei, per riuscire a darle una vita migliore.

 

2)Parlaci un po’ di Giorgia.

Giorgia è una bambina di quasi 3 anni che per cause sconosciute, non ha ancora iniziato a parlare nè a camminare, in realtà non riesce nemmeno a stare in piedi da sola.. È come una bimba di circa 8 – 10 mesi. I medici sospettano abbia una malattia genetica e/o metabolica ma dagli esami studiati fino ad ora non è mai uscito niente quindi non abbiamo una diagnosi, non sappiamo il nome della sua malattia e sappiamo bene che potrebbe non arrivare mai. La piccola ha una malformazione cerebrale,un’agenesia del corpo calloso, delle crisi epilettiche da quando aveva un anno, ritardo neuromotorio, scarsa crescita e problemi di deglutizione. Fino a circa un anno fa, a causa dalle sue crisi – che non sono tipo convulsivo, precisamente sono spasmi – stava male ogni giorno e per questo la sua crescita era come “bloccata” ma poi, grazie ad una nuova combinazione di farmaci, le crisi si sono fermate e grazie a questo, Giorgia sta andando avanti nelle sue tappe anche se molto lentamente. Ancora oggi la bimba è senza crisi. Adesso sa che io sono la sua mamma, sa fare ciao con la manina, ci da tanti bacini, fa batti 5 quando glielo chiedi e di recente ha scoperto dove sono I suoi capelli!!

Ha imparato da non molto a gattonare, sta scoprendo il mondo intorno a lei, insomma ci sta regalando delle forti emozioni e sopratutto delle grandi speranze.

3)Dove trovi la forza di gestire ogni giorno le piccole difficoltà con Giorgia?

Non sempre trovo la forza, anzi, spesso mi manca anche solo per alzarm
i la mattina. Quando vorrei starmene a letto a piangere e a pensare a come sarebbe stata diversa la mia vita. Ma poi bisogna alzarsi, sì perchè lei è li che mi guarda e con I suoi occhioni mi chiede di prenderla in braccio perchè non vuole più stare a letto. Sono questi I momenti in cui trovo la forza per affrontare tutto. La forza la trovo in Giorgia, in questi piccoli gesti che per noi hanno un valore enorme.

4) Com’è il tuo rapporto con Giorgia?

Domanda difficile. E’ un rapporto particolare, non è una bimba che cerca la mamma e se lei non c’è non si mette a piangere e devo ammettere che questo mi da un certo dispiacere. Specialmente quando sento un’altra mamma lamentarsi dei figli troppo appiccicosi e che parlano troppo. Giorgia non parla e ci sono momenti in cui mi chiedo a cosa stia pensando perchè lei pensa, ne sono sicura. E’ una bambina che sa essere dolce a modo suo ma non sempre dimostra affetto, anzi non accetta di essere abbracciata e coccolata, piuttosto quando glielo chiedo, viene lei a darmi un bacino sulla guancia. Quelli sono momenti di estrema gioia per me. Giorgia è una bambina di per sé molto agitata, non riesce a stare ferma e con questa sua iperattività, molto spesso, diventa difficile per noi fare delle cose molto semplici come darle da bere oppure fare la spesa al supermercato. Dico sempre che è una bimba senza pazienza e ultimamente anche molto furba. Ma non potrei immaginarla in maniera diversa in questo momento, lei è tutto il mio mondo.

5)Ho letto che durante le terapie ogni giorno è un’emozione, parlaci di queste emozioni.

Si molto volentieri. Da circa 6 mesi abbiamo conosciuto una terapia che viene fatta in acqua calda che si chiama Aquananda e abbiamo la fortuna di lavorare con la persona che l’ha inventata, Boris Ginzburg. Ciò che è speciale è il rapporto che si crea tra questi bambini e Boris e ovviamente il rapporto con l’acqua. A Giorgia piace tantissimo stare in acqua e si lascia guidare da Boris sempre con il sorriso. So che lei è felice, è come un pesciolino.

 

 

6)Se puoi ringraziare qualcuno che ti ha aiutato con Giorgia chi ringrazieresti?

Senza nemmeno pensarci, la mia mamma. Lei c’è sempre stata, sempre. Anche adesso, se non vede Giorgia per mezza giornata va fuori di testa. E’ anche grazie a lei se oggi sto meglio. Nei momenti più difficili, era sufficiente anche solo aiutarmi a cambiare un pannolino o fare il bucato. E lei c’era sempre, anche quando pensavo di non volere l’aiuto di nessuno. Quindi non posso che ringraziare lei, mia mamma.

7)Cosa sogni per Giorgia?

Non posso parlare pensando al futuro, non posso e non voglio farlo. Posso solo dire che il mio desiderio più grande è di vedere un giorno mia figlia raggiungere una sua autonomia. E poi vorrei vederla felice, vorrei vedere sempre il sorriso risplendere sul suo volto.

8)Come dice Marzullo, fatti una domanda e datti una risposta.

Cosa vorresti per Giorgia in questo momento?

Vorrei una casa piu comoda, la nostra stiamo cercando di venderla ma non è affatto semplice. Vorrei una casa vicino ai miei genitori, senza scale, non troppo grande, mi basta avere una stanza per Giorgia per potersi muovere senza pericolo e dove poter fare le terapie quando siamo a casa. E’ arrivato il momento di salutarvi, grazie per avermi dato la possibilità di raccontare la nostra storia sul blog e grazie a tutti quei genitori che ci leggeranno e verranno a trovarci sulla nostra pagina Facebook  Nel mondo di Piccola G.

A presto MammaVeronica&PiccolaG

Grazie mille Mamma Veronica per averci aperto il tuo cuore.

Grazie anche a voi cari amici di Scrivere a Colori alla prossima.

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