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Rachele

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Uno degli argomenti che negli ultimi tempi sta creando grande interesse in ambito educativo è senza ombra di dubbio quello delle regole.

Sempre più spesso infatti mi trovo a confrontarmi con genitori confusi, che mi chiedono cosa devono fare per far rispettare le regole e soprattutto come gestirle, in casa e fuori, per far sì che vengano comprese e interiorizzate dal loro bambino.

Ci tengo innanzitutto a sottolineare che il primo passo è quello di sfatare il falso mito che le regole siano delle imposizioni e in quanto tali pongono i genitori sotto una cattiva luce, portandoli a temere di essere considerati  dei “cattivi” genitori. Ma le regole non devono essere viste come degli ordini o dei divieti autoritari; esse vanno considerate piuttosto come dei paletti, dei confini indispensabili per contenere il bambino e per farlo crescere in modo sereno, sano ed equilibrato.

Le regole infatti rappresentano una fonte di sicurezza per i bambini, li proteggono e li portano, pian piano, ad acquisire la capacità di autoregolarsi, per poi, un giorno, essere in grado di porsi dei limiti da soli.

Il senso di sicurezza che il bambino trova nelle regole è fondamentale perché senza di esse non ci sarebbero limiti.

Le regole sono quindi indispensabili, perché forniscono rassicurazione e contenimento, ovvero permettono al bambino di avere dei riferimenti precisi. Esse inoltre, forniscono prevedibilità, un altro elemento fondamentale per i bambini, poiché tutto ciò che è prevedibile ed abitudinario li conforta. Avere quindi regole chiare, coerenti e ferme, rende il mondo comprensibile e prevedibile ai piccoli e consentendo loro di costruirsi degli schemi mentali su come esso funziona.

T.B Brazelton, famoso pediatra americano, non a caso ha affermato che Fra tutto ciò che un genitore dona al proprio figlio, la disciplina è seconda per importanza solo all’amore”.

Quando un genitore si preoccupa di fargli dono della disciplina, il bambino sa di essere amato.

Per tutti questi motivi, le regole non possono essere qualcosa di improvvisato, ma richiedono riflessione e confronto costanti da parte dei genitori.

Vediamo ora i 5 punti fondamentali per saper gestire le regole in modo efficace.

 

  • Essere chiari e coerenti

Il primo aspetto da tenere bene a mente è che noi genitori rappresentiamo il modello educativo per eccellenza per i bambini e che loro imparano soprattutto attraverso l’imitazione. Pertanto non possiamo pretendere che nostro figlio rispetti una regola se siamo noi i primi a non seguirla.

Il genitore deve essere poi veramente convinto della necessità delle regole che decide di porre al bambino. Ciò significa essere coerenti con esse e fare attenzione non solo al linguaggio verbale, ma soprattutto a quello non verbale, ovvero che postura, mimica, gesti e voce siano adeguati e congruenti al contenuto verbale che si sta esplicitando loro. In caso contrario si rischia di trasmettere ambiguità e ulteriore confusione, con il risultato fallimentare che il bambino con molta probabilità non seguirà ciò che gli stiamo chiedendo.

Questo non significa essere rigidi, ma è fondamentale stabilire dei limiti il più possibile chiari e farli rispettare senza cedere alle pressioni, a volte stenuanti, dei figli e nel caso in cui viene concesso al bambino di trasgredire ad una regola, è bene spiegare sempre che si tratta di un caso particolare e quali sono le condizioni che hanno permesso lo “strappo”.

 

  • Esprimere le regole in positivo

Comunicare una regola in senso negativo, del tipo “non giocare con le posate quando sei a tavola” fa concentrare in maniera involontaria l’attenzione su cosa non fare, piuttosto che su cosa fare. Questo tipo di divieti spesso innescano la dinamica della tentazione e quindi portano il bambino a fare esattamente il contrario. Esprimere invece i limiti in positivo permette di evitare di suggerire azioni “negative”, mettendo invece in rilievo le aspettative positive.

 

  • Condividere i limiti nella coppia

E’ fondamentale che all’interno della coppia, entrambi i genitori condividano le regole da presentare al bambino e che facciano fronte unico di fronte al figlio.

Avere due metri e due misure, innanzitutto pone uno dei due genitori in una situazione di vantaggio nella relazione perché fa si che rivesta la parte del genitore “buono”, e in più questo atteggiamento non solo non aiuta il bambino, che sarà ancora più confuso e sfiduciato nei confronti di chi dovrebbe essere il suo modello di riferimento, ma è altamente screditante nei confronti dell’altro genitore, negando in qualche modo anche la legittimità di ciò che sta dicendo.

E’ bene quindi che i genitori siano coerenti tra loro nel dare le regole al bambino. Ed è fondamentale mantenere sempre una comunicazione e un confronto sul codice educativo da trasmettere, ma ciò ovviamente non in presenza del figlio.

 

  • Dare regole adeguate all’età

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando si stabiliscono delle regole è ovviamente l’età del bambino. Nel corso della crescita cambiano anche i comportamenti e i bisogni del bambino e di conseguenza devono modificarsi anche le richieste e le modalità con cui queste vengono esplicitate. Ciò significa spostare i paletti a seconda delle reali esigenze del bambino. Ad esempio, è eccessivo pretendere che un bimbo di tre anni rimetta a posto i giochi da solo, ma possiamo guidarlo facendolo insieme a lui (chiedendo la sua collaborazione) fino a quando non sarà autonomo.

Di conseguenza, se si hanno figli di età diverse, è normale che vi siano regole differenti, in accordo con la tappa evolutiva di ciascuno di loro. E’ necessario riflettere sempre su quale siano effettivamente le capacità dei bambini, evitando di “adultizzarli” più del dovuto e ribadire ogni volta quanto stabilito per ognuno, spiegando loro che ad età diverse corrispondono possibilità e limiti diversi.

 

  • Fornire poche regole al momento opportuno

Trasmettere molte regole e tutte insieme è sicuramente controproducente e non fa che confondere il bambino, poiché in tal modo non gli stiamo dando il tempo di interiorizzarle.

Per questo è importante concentrare l’attenzione su un limitato numero di regole (massimo di quattro/cinque), suggerendo il comportamento adeguato da seguire con anticipo, soprattutto nelle situazioni nuove.

Dott.ssa Rachele Pallotto

Pedagogista

 

S.O.S. COMPITI: IMPARARE A GESTIRLI EVITANDO URLA E STRESS

La scuola è ormai iniziata e con essa anche i problemi legati alla gestione dei compiti, un argomento molto dibattuto, che spesso ha dei grandi risvolti anche sulla vita familiare.
Sempre più frequentemente infatti i compiti a casa sono una delle maggiori cause di attrito in quanto, le ore spese sui libri, invece di essere un piacevole momento per stare vicino al proprio figlio, si trasformano in un’occasione di scontro e conflitto tra genitori e figli.
Ecco allora 3 pratici consigli per evitare pianti, urla e litigi.

 

  • IL VERO OBIETTIVO DEL “FARE” I COMPITI
  • I compiti hanno uno scopo ben preciso, e sono davvero utili, quando l’obbiettivo è ben chiaro al genitore.

 

I compiti per casa infatti servono innanzitutto per consolidare ciò che si è fatto durante le ore di scuola. Per questo motivo è importante che questi siano svolti dai bambini. Molti genitori invece fanno il brutto errore di sostituirsi al bambino, un po’ per la mancanza di tempo, un po’ perché non accettano che i propri figli facciano brutte figure con le insegnanti. Così facendo però perdono il reale obiettivo dell’esercizio, cercando a tutti i costi di “correggere” gli errori e puntando solo sul valore della prestazione. Ma, si sa, sbagliando si impara e talvolta è meglio che sia il bambino ad andare a scuola con qualche errore piuttosto che aver fatto correttamente, ma sotto dettatura degli adulti, tutti i compiti, senza aver appreso nulla.

 

  • La scuola deve essere considerata una responsabilità del bambino e lo stesso vale per i compiti, che oltre ad un’esercitazione, aiutano il piccolo alunno a sapersi organizzare, a diventare maggiormente autonomo e gli permettono di confrontarsi con la dimensione del dovere.

 

A maggior ragione ritengo che, sempre per lo stesso motivo di cui sopra, il genitore deve essere consapevole che, a volte, è meglio mandare il bambino a scuola senza che abbia svolto i compiti, ma aiutarlo a responsabilizzarsi. In questo modo sarà in grado di valutare i voti negativi e si organizzerà per porvi rimedio. Aiutatelo a ragionare su questo evitandogli inutili imbarazzi, piuttosto che fare i compiti al suo posto. Favorire l’autonomia aumenta la tenacia.

 

  • SOSTENERLO NELL’ORGANIZZAZIONE

 

Il ruolo del genitore, soprattutto nei primi anni di scuola, in cui il bambino non è abituato ad organizzare il proprio tempo in base ai compiti da svolgere, dovrebbe essere proprio quello di sostenerlo in questo percorso di autonomia.
Il primo passo per abituare i figli a svolgere i compiti senza troppe proteste, in modo sempre più autonomo, è quello di seguire una serie di semplici accorgimenti.

 

  • Pensate insieme a lui ad uno spazio idoneo, in cui il bambino non venga distratto continuamente da stimoli e rumori. Il luogo dove fare i compiti deve favorire la concentrazione. Una cameretta con i giochi sparpagliati per terra, una cucina con la tavola apparecchiata o un salotto con riviste e giornaletti disseminati ovunque, non sono di certo posti ideali per svolgere i compiti. Quanto più uno spazio è caotico, tanto più risulterà difficile per il bambino ordinare i propri pensieri.
  • Un altro importante dettaglio su cui il bambino va’guidato è il quando svolgere i compiti e programmate insieme a lui un piano delle attività. Per i bambino è molto importante l’organizzazione. Quindi concordate insieme un orario da dedicare ai compiti e insieme organizzate il tempo da dedicare ad ogni attività, sulla base della mole di lavoro da fare, delle scadenze e definendo delle priorità. Ciò permetterà al bambino di imparare ad auto organizzarsi e a saper gestire il proprio tempo.

 

Non dimentichiamo in questo lasso di tempo di inserire delle piccole pause tra una attività e l’altra: l’attenzione e il rendimento dei bambini nell’esecuzione dei compiti non possono durare per tutto il pomeriggio.

 

  • SAPER COMUNICARE E SOPRATTUTTO…DARE FIDUCIA!

 

Quando il bambino chiede aiuto o non capisce qualcosa, va bene assecondare questo bisogno, ma è importante farlo nel modo giusto. Rimproveri e urla servono soltanto a stressare il bambino e a minare la fiducia nelle sue capacità. Quello i genitori dovrebbero fare invece è esattamente il contrario: dare fiducia e evidenziare i risultati positivi.
Se il bambino fa un errore, invitatelo a rileggere e a capire che cosa sbagliato. Inutile invece mandarlo a scuola con i compiti perfetti, se poi non ha capito il concetto.
Il genitore deve offrire al figlio un sostegno emotivo alla sua fatica, mostrare comprensione e aiutarlo a sviluppare il senso di responsabilità e la capacità di applicarsi.
Inoltre, deve dare fiducia. E’ molto importante incoraggiare il bambino quando è impegnato nei compiti. Il genitore deve rassicurare il figlio con un atteggiamento positivo. Il messaggio che deve trasmettere è: “Ce la puoi fare!”.

 

  • Infine non dimenticate mai di attivare un ascolto attivo verso il bambino, in quanto il suo rifiuto nello svolgere i compiti potrebbe anche essere un segnale di disagio e non un semplice capriccio.

 

Oltre che cercare sempre di mantenere una comunicazione con il bambino potrebbe essere importante confrontarsi e parlare anche con gli insegnanti per capire meglio il contesto scolastico e della classe oppure se ci sono difficoltà nell’ apprendimento.
Se il bambino è in fase di opposizione con i compiti evitate di screditarlo con insulti, ricatti o punizioni perché questi non faranno altro che generare un ulteriore malessere e un senso di impotenza e rabbia nel bambino. Rischiando con il tempo di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola.
Spero che questo articolo sia stato di vostro gradimento… attendo i vostri commenti per conoscere la vostra opinione! 
Rachele
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