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Pensieri e Parole!

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Ciao care amiche di Scrivere a Colori, come state? Questo articolo per me è il primo del 2019.

Abbiamo salutato da poco il 2018 e dato il benvenuto al 2019!

Il 2018 per me, come già sapete è stato un anno duro,fatto di grandi perdite che ancora faccio fatica a mandare giù.

Se mi seguite nei social, saprete sicuramente che a maggio del 2018 ho perso mio padre.

Io e lui non siamo mai andati d’accordo, negli ultimi anni la situazione era peggiorata a tal punto che l’ultimo litigio è stato un paio di giorni prima che moriva.

Ora vivo con il rimorso di non avergli  chiesto scusa.

Solo ora mi rendo conto che le persone non cambiano e che se vuoi viverci in modo sereno devi accettarle così come sono anche se è difficilissimo.

Vorrei poter tornare indietro e chiedergli scusa ma non si può, l’unica cosa che ora posso fare è cercare di andare avanti e ritrovare un po’ di tranquillità.

Il mio articolo di oggi è molto personale, vuole essere uno sfogo, sono riuscita finalmente dopo tanto tempo a dire ciò ciò che sentivo dentro e mi ha fatto star male e continua ancora farmi star male!

Ogni inizio d’anno porta con sé la speranza, di realizzare nuovi progetti, di iniziare nuove avventure, infatti ogni anno a gennaio, si prende un foglio è si scrivono i buoni propositi, poi c’è chi li riesce a mantenere e chi no.

Quest’anno invece, voglio andare controcorrente, non voglio scrivere i buoni propositi ma bensì, vorrei regalarmi un unica parola che racchiude in sé, cosa vorrei per il mio 2019.

La mia parola del 2019 è Benessere.

Si vorrei ritrovare quel benessere che in realtà non ho mai avuto, non solo fisico e mentale ma anche psicologico.

Un Benessere che mi aiuti a superare i sensi di colpa e mi aiuti a vivere più serenamente.

Ciò che è successo non lo si può cancellare e nemmeno si può dimenticare ma si può invece provare ad andare avanti.

Ho lasciato il 2018 con tanta tristezza nel cuore e vorrei iniziare il 2019 con tanto benessere e serenità.

Ed è ciò che auguro anche a voi che mi seguite ogni giorno tanto Benessere, ma non solo mentale e fisico ma un benessere psicologico che vi aiuti a superare quelle piccole paure che ogni giorno affrontate!

Vi auguro in questo 2019 tanto benessere e serenità!

Con questa parola partecipo al progetto #lamiaparola2019 di sei donne bellissime e che ispirano ogni giorno la mia vita!
@ilfruttodellapassione @miprendoemiportovia @manuelavitulli @machedavvero @likemiljian @thepinkdumpling

Vi invito a partecipare a questo bellissimo progetto, scrivendo la parola con cui vorreste iniziare il vostro 2019!

Carissime amiche, oggi vi parlo di un argomento che mi sta particolarmente a cuore…

CHE SIGNIFICA ESSERE BLOGGER?

Molto spesso, quando presentandomi dico che sono anche una blogger, scorgo nella faccia del mio interlocutore un misto tra stupore e scetticismo. Così, dopo mille ragionamenti, sono arrivata alla conclusione che tale atteggiamento è perché il più delle persone in realtà non sa nemmeno in che cosa consista l’essere blogger!

Pensano, che essere blogger significhi vivere di gift box, scattare migliaia di foto e fare solo le stories su Instagram...

ok, facciamo anche quello, ma in realtà E’ MOLTO MOLTO MOLTO DI PIU’!

Partiamo dalla base:

Per definizione, un blogger è colui o colei che  gestisce un blog, cioè un particolare sito internet, in cui vengono pubblicati degli articoli con lo scopo di informare i propri lettori, discutere, relazionarsi  e confrontarsi; in poche parole… una rivista online però interattiva!

Al pari del blogger, vi è il vlogger cioè un visual, che si dedica  a creare e condividere all’interno del suo blog soltanto contenuti visivi: foto e video e non testuali.

Si tratta quindi di veri e propri professionisti, che mettono le loro competenze a disposizione di aziende e/o altri liberi professionisti,  scrivendo e pubblicando degli articoli volti a parlare, informare e discutere con i lettori al riguardo di un prodotto o di una tematica.

Come funziona un blog?

E’ indispensabile dunque creare un blog. Anni fa, bisognava programmarlo da zero, ed era molto complicato…ma oggi è diventato facilissimo grazie a siti come: WordPress, Blogger ecc.

Dopo aver creato il blog, bisogna studiare come indicizzare il sito, compilare un adeguato piano editoriale, ed infine scrivere, scrivere, e ancora scrivere!

In contemporanea,  è necessario creare le pagine social a supporto, per facilitare la condivisione e la visualizzazione dei contenuti. Indispensabili sono le pagine di Facebook e di Instagram…molto utili in base al tipo di blog che si gestisce, anche gli account a Pinterest e Twitter.

Come ogni lavoro, il fine ultimo è naturalmente quello di monetizzare.  Ma come riuscirci? Beh vi sono diversi metodi… ed è il blogger a decidere come impostare il suo lavoro.

Advertising (sfruttare gli spazi del blog per vendere banner, recensioni, link altrui);

Influencer (Influenzare le scelte degli utenti, sponsorizzando alcuni prodotti/brand);

Inbound Marketing (usare il blog per essere trovati da potenziali clienti);

Cose da sapere:

Niente è lasciato al caso… ogni foto che vedete, ogni parola che leggete, è frutto di uno studio!

Quindi ricredetevi se guardando le stories, leggendo gli articoli o osservando le foto postate, pensate che quella sia semplicemente vita reale. NO!  Si mostra quel che si vuole mostrare…che sia esso un prodotto, un luogo o un personaggio poco importa, è sicuramente frutto di analisi dei dati, inventiva e tanto lavoro.

In questo lavoro più che in altri, è necessario saper lavorare in team. Riempire un calendario editoriale non è semplice, e pubblicare ogni settimana almeno tre o quattro articoli può diventare un grande impegno; per questo, c’è bisogno di collaborazione e organizzazione.

Bisogna essere in continuo aggiornamento: sì poiché il mondo virtuale è in continuo mutamento… e non appena pensi di aver capito come fare ad ottenere dei risultati, vi è già un nuovo algoritmo che stravolge le tue capacità, quindi bisogna stare sempre al passo con i tempi. Come? Apprendendo il più possibile… ascoltando seminari, webinair, partecipando ad eventi e confrontandosi con colleghi.

Conclusioni:

Essere blogger oggi in Italia, significa scontrarsi ancora contro chi non riesce a capire che si tratta di un lavoro a tutti gli effetti! Un lavoro 2.0, diverso, nuovo…ma che richiede: tempo, impegno, serietà e studio come qualsiasi altro posto di lavoro. Un lavoro dove si può “far carriera” solo se ci si differenzia dagli altri, o se sei il primo a fare qualcosa di diverso.  Chiara Ferragni docet!

Noi del team “Scrivere a colori”, siamo semplici donne accomunate dalla passione per la scrittura.  Anche se siamo ancora una piccola realtà, da qualche mese abbiamo attivato la sezione  “Unisci al team di Scrivere a colori“, ritenendo in questo modo di poter dare una possibilità  ad altre donne, di potersi avvicinarsi alla tecnologia, fare esperienza insieme a noi e cimentarsi con questa nuova professione.

Non vi nascondo che la maggior parte delle donne che ci contattano, abbandonano subito dopo, perché non abbastanza motivate, o semplicemente perché pensavano fosse tutto più semplice…che fosse un gioco e non un lavoro!

Ma noi non molliamo… anzi, stiamo cercando in tutti i modi di espandere le nostre competenze e diventare delle piccole imprenditrici.

Che dire, spero di aver fatto un po’ di chiarezza su questo lavoro così “chiacchierato”… e di avervi spiegato materialmente cosa facciamo noi del team! Come sempre, se vi va, potete commentare l’articolo dicendoci la vostra opinione sull’articolo e sul blog in generale.

Alla prossima,

Vita Maria

Salve cari amici di Scrivere a Colori, oggi è 14 febbraio la festa degli innamorati.
In questo giorno, ci si ricorda di essere innamorati.
Una settimana prima di questo giorno, gli innamorati fanno le corse per comprare i regali ai propri partner organizzare cenette romantiche.

Nessuno però si è mai soffermato a pensare perché questo giorno è così importante per le coppie.
Perché in questo giorno gli innamorati festeggiano il loro amore?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo prima chi è il santo Valentino.

Chi è San Valentino?

San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Terni, 176 circa – Roma, 14 febbraio 273), è stato un vescovo romano, martire.

Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici.

Origini della Festa
La festa di San Valentino sembra sia nata ai tempi dei romani per volere della Chiesa. Per tutto il mese di febbraio, che rappresentava un periodo di rinascita e di purificazione in vista degli albori della primavera, i romani celebravano un rito pagano per la fertilità.

Le celebrazioni e riti avvenivano in nome del dio Lupercus: i sacerdoti (detti Luperici) si recavano nella grotta dove si narrava che la Lupa avesse allattato Romolo e Remo e compivano riti e sacrifici, sangue degli animali veniva sparso per le vie della città e veniva istituita una sorta di estrazione dell’amore: un bambino estraeva a caso i nomi di un uomo e di una donna che erano chiamati a vivere in intimità per un anno al fine di compiere il rito della fertilità. Con l’avvento del Cristianesimo tutto iniziò a cambiare e numerose furono le lotte che i cristiani fecero alle feste e ai riti pagani. Papa Gelasio, nel 496 d.c., annullò la festa dei Lupercali e istituì, per il 14 febbraio, il culto di san Valentino. Venne scelto quel giorno perché San Valentino era morto martire nelle persecuzione di Aureliano per decapitazione il 14 febbraio 273 a lui si associò la ricorrenza dell’amore.

In Letteratura

Il più antico festeggiamento di San Valentino risale al 1415 ed è una poesia, scritta dal Carlo Duca di Orleans mentre era imprigionato nella Torre di Londra dopo la sconfitta francese nella battaglia di Azincurt. Una lettera d’amore a sua moglie, Valentine. Di qui quindi l’uso di spedire le “valentine” (i biglietti di San Valentino) nel mondo anglosassone, che però ha cominciato a diffondersi nel 1800.

Quando diventa Business?
Il momento in cui diventa un business mondiale.
L’idea di farne un vero e proprio commercio, che si traduce oggi non solo in biglietti ma in regali, spesso gioielli, alla propria compagna, nasce negli Stati Uniti dove alcuni imprenditori come la donna d’affari Esther Howland (1828-1904) cominciarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Due Leggende legate a San Valentino

Leggenda della Rosa della Riconciliazione:
Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.

  Leggenda dei Bambini
San Valentino possedeva un grande giardino pieno di magnifici fiori dove permetteva a tutti i bambini di giocare. Si affacciava sovente dalla sua finestra per sorvegliarli e per rallegrarsi nel vederli giocare.
Quando venne sera, scendeva in giardino e tutti i bambini lo circondavano con affetto ed allegria. Dopo aver dato loro la benedizione regalava a ciascuno di loro un fiore raccomandando di portarlo alle loro mamme: in questo modo otteneva la certezza che sarebbero tornati a casa presto e che avrebbero alimentato il rispetto e l’amore nei confronti dei genitori.

Da questa leggenda deriva l’usanza di donare dei piccoli regali alle persone a cui vogliamo bene.

Curiosità dal mondo
In Germania gli innamorati scrivono bigliettini e acquistano regali, in genere non troppo costosi, e fiori per il proprio partner. In Olanda e in Inghilterra c’è chi spedisce biglietti non rivelando la propria identità. In Giappone la tradizione prevede che siano le ragazze a regalare una scatola di cioccolatini ai ragazzi, anche se non sono necessariamente i loro fidanzati: vanno bene pure amici e colleghi di lavoro. E gli uomini che ricevono cioccolato a San Valentino devono ricambiare il dono ricevuto regalando cioccolato bianco un mese dopo San Valentino, cioè il 14 marzo. In Spagna invece in quel giorno vanno a ruba le rose rosse. Negli Stati Uniti, San Valentino viene festeggiato da tutti: anche i bambini si scambiano biglietti raffiguranti gli eroi dei cartoni animati.

Vi è piaciuto questo pezzo?

Lasciate un commento.. e alla prossima da Enisla Meca!

Il nuovo anno 2018, è oramai un mese che è entrato a far parte delle nostre vite.

Caro nuovo anno 2018, è un po’ oramai che sei entrato ufficialmente nelle nostre vite, eppure già mi stai facendo arrabbiare, perchè sin da subito ho creduto in te, ed invece tu che fai, mi deludi così?

Io, ho meditato a lungo se scrivere o no questa lettera ma sento il bisogno reale di volermi sfogare, perchè questo inizio di anno sinceramente mi ha un po’ deluso!

Speravo che tu eri il mio anno, l’anno in cui potevo essere veramente vincente!

Il 2017 per me è stato un anno di consapevolezza ed accettazione.

La consapevolezza, che il passato non può cambiare e accettarlo per poter ritornare a vivere e non a sopravvivere.

Poi arrivi tu, in te avevo riposto la speranza del mio cambiamento, sia mentale, che fisico e che fai? Mi metti i bastoni fra le ruote, creandomi tanti problemi?

Sai non me lo aspettavo, si è vero non pretendevo certo che sarebbe stato tutto rose e fiori, la mia vita non è mai stata così, ho sempre dovuto lottare per ottenere qualcosa e le mie scelte le ho pagate care, ma non mi aspettavo tutto ciò.

Una cosa te la dico, però che io “Barcollo ma non mollo”, non rinuncerò ad iniziare finalmente dopo tanto tempo a iniziare a stare bene con me stessa.

Quindi caro il mio 2018, se vuoi diventare il mio anno, l’anno in cui ho ripreso in mano il mio benessere fisico e psicologico, non continuare a mettermi in difficoltà, regalami un pizzico di fortuna .

Io ho fiducia in te e tu inizia ad averlo in me e ti giuro che ti ricompenserò mettendo in pratica tutti i i miei buoni propositi!

Ecco questo è il mio sfogo, dovevo scriverlo, non solo per me ma soprattutto per chi mi legge ogni giorno.

 

Quindi, se anche tu che mi leggi sei messa come me, scoraggiata dall’inizio dell’anno un po’ difficoltoso non mollare, anzi lotta, lotta con tutte le forze per realizzare i tuoi buoni propositi, i tuoi progetti, i tuoi sogni, non lasciare che piccole difficoltà te lo impediscano. Nulla è più bello del riuscire a realizzare i propri sogni!

Se vi và fatemi sapere come è iniziato il vostro 2018.

Alla prossima da Enisla Meca!

Oggi è la giornata Internazionale della consapevolezza sulla morte dei bambini durante e dopo la gravidanza (Baby Loss Awareness Days). Questa giornata è nata per condividere la memoria di un figlio che non è mai venuto alla luce o non ce l’ha fatta nelle prime ore di vita. E voluta anche per rompere il tabù che sta intorno a questo lutto.

Questo è un tema che mi è molto caro, perché ho avuto un aborto spontaneo anche io.

Sono passati tre anni oramai da quel giorno, volevo dimenticare, ho provato mi sono resa conto che non si può dimenticare. Con il tempo puoi alleviare le ferite ma non dimenticare.

Era la mia seconda gravidanza inaspettata ma ben accettata, purtroppo però iniziata male fin da subito, non ci feci tanto caso perché anche la mia precedente gravidanza era iniziata male, quindi ho continuato a fare tutto ciò che facevo normalmente.
La dottoressa mi aveva consigliato di mettermi a riposo, non potevo visto che c’era Emma.
Addirittura lavorai e dopo tre giorni di lavoro, ho perso il mio bambino.
11 Luglio 2011, la sera prima ho festeggiato il mio compleanno, la mattina alle cinque mi svegliai per il dolore ai reni ma rimasi a letto fino alle otto. Poi però mi alzai correndo al bagno, ero un fiume in piena, andai di corsa al pronto soccorso, il ginecologo mi fece l’ecografia e ricordo ancora la domanda stupida che gli feci “dottore come sta?” Come poteva stare non si sentiva più il battito.

All’ospedale è stato tragico, mi hanno fatto il raschiamento, ricordo ancora la freddezza dei medici, nessuno che mi disse “ signora stia tranquilla”. Quando l’anestesia fece effetto i miei occhi si chiusero in un mare di lacrime.

Uscita dalla sala operatoria c’era solo mio marito che mi aspettava e purtroppo si è dovuto subire la mia crisi isterica, si perché l’anestesia mi fece un brutto scherzo iniziai ad urlare dicendo che dovevo ritornare dalla mia Emma, dopo che mi sono calmata mio marito se n’è andato da Emma perché nessuno poteva tenerla.

Sono rimasta sola con il mio dolore e abbandonata con indosso solo il camice sporco di sangue, nessun infermiera o medico che venne a dirmi com’era andata o a chiedermi come stavo e non solo dovevo sorbire tutti gli auguri e i baci di affetto di chi, inMecavece a differenza mia aveva partorito.

Ecco questa cosa non l’ho mai capita, perché si mette nella stessa stanza una donna che ha subito un aborto( che sia spontaneo o naturale) nella stessa stanza con chi ha appena partorito.

La sera vedendo che nessun infermiera veniva a cambiarmi, ho raccolto le mie forze e mi sono data una sciacquata e messa il pigiama, sperando di riposare un pò invece non fu così…
Il mattino dopo mi dimisero, ritornati a casa fra le braccia di mia figlia e mio marito, sperando di dimenticare quel giorno.
Ho sempre detto di aver perso un bambino perché sono convinta ancora ora che era un maschio, un po’ perché ogni mamma se lo sente e poi perché a questa gravidanza rispetto alle altre due non mi è mai venuto un nome da femmina tutti nomi da maschi, sarà stupido forse però mi piace rimanere con questa illusione.
Il dolore più grande non è stato il fatto di averlo perso ma bensì aver saputo subito dopo che mia cognata era rimasta incinta. Vedere la sua pancia che cresceva giorno dopo giorno, faceva crescere il mio dolore, è stato difficile dimenticare. Purtroppo non era colpa sua ma le mie emozioni in quel momento non le potevo controllare.
Qualcuno da lassù mi ha voluto veramente bene perché dopo pochi mesi dopo sono rimasta di nuovo incinta, una gravidanza iniziata anche questa male e fortunatamente portata a termine, ed è arrivata una bimba bellissima che si chiama Giulia.
Molte volte sento quando una donna è incinta la solita domanda “è maschio o femmina? ” Io ora chiedo solo “come sta?”
Per me adesso è l’unica cosa importante.

Questo mio post è stato uno sfogo, un senso di liberazione dai miei sensi di colpa, nessuno mi potrà ridare il mio bambino.

Ora mi rivolgo a voi donne che siete in dolce attesa, non fate lo stesso sbaglio mio, se vedete che c’è qualcosa che non và, se vedete dei segnali negativi, correte dal vostro medico e se necessario mettetevi a riposo.

Fatelo meglio stare a letto se necessario anche per nove mesi, piuttosto che vivere con i sensi di colpa di non averlo fatto, come ho fatto io.

Un abbraccio e al prossimo post da Enisla Meca !

Oggi è la giornata, in cui si festeggiano i “nonni”, una figura molto importante nella crescita emotiva di un bambino.

Per una come me, straniera che vive da tanti anni in questo paese è sempre stato un giorno come un altro, anzi forse da cancellare dal calendario.

Quando ero piccola, tutti riportavano a casa i lavoretti fatti a scuola, io il mio lo buttavo nel cestino, perché non avevo nessuno a cui darlo.

Mi spiego meglio… i miei nonni abitavano in Albania, e quindi fondamentalmente non avevo nessuno a cui darli, li rivedevo ogni 4 anni circa.

I miei primi sette anni li ho vissuti con i nonni materni, i più bei anni della mia vita, mia madre era sempre impegnata per lavoro,  mi lasciava con loro per tutta la settimana e mi veniva a prendere nel weekend.

Ricordo quegli anni come belli e sereni, poi un bel giorno tutto cambio, io mi dovetti trasferire in un altro paese e quell’amore e quel calore familiare che ti sanno dare solo loro, li ho persi per sempre in quel viaggio verso l’Italia,

Non fu più niente come prima, non erano morti, ma per me erano morte quelle giornate passate assieme, perchè oramai li rivedevo una volta ogni 4 anni,e solo per una settimana, insomma tutto era cambiato!

Ho imparato a crescere senza il loro amore.

Quest’anno invece qualcosa è cambiato, è morto il nonno di mio marito, dopo sette anni che lo conoscevo, ironia della sorte anche lui l’ho perso dopo sette anni.

Non era mio nonno biologico ma affettivo si.

Era una di quelle persone che non parlava molto ma quando lo faceva ti toccava il cuore.

Mi ricordo un episodio di quando ero in dolce attesa.

Tutti facevano scommesse sul sesso del bambino/a e lui molto tranquillamente mi disse “è femmina” e così fu , anche con la seconda anche “anche questa è femmina” , ad entrambe indovinò.

Ecco era un uomo semplice, che ha lavorato tutta la vita, per mantere la sua famiglia.

Il sorriso di un nonno, un tesoro da custodire tra le più grandi ricchezze.”

Ecco io mi custodirò nel cuore quel sorriso timido e sincero.

Quest’anno più che mai, sento la mancanza dei miei nonni, quest’anno più che mai vorrei un loro abbraccio, una loro carezza, ed invece ricevo come ogni anni una telefonata, (meglio di niente).

L’unico senso di colpa che ho, è quello che non sono andata a trovarlo molto spesso, perchè tante volte i nonni si danno per scontati, si pensa sempre che siano eterni, ed invece no, perchè nessuno è eterno.

Proprio perché conosco il dolore del distacco dai nonni e la bellezza di vivere con loro, quando possibile cerco sempre di portare le mie bimbe con i loro nonni… voglio che loro vivano i nonni il più possibile.

In modo che un giorno, possano ricordare tanti episodi, aneddoti ed avere un pensiero per loro. 

In questo giorno, voglio fare un appello:non date per scontato le persone, non date per scontato soprattutto i vostri nonni, e andate a trovarli!

“Sprecate” un po’ del vostro tempo con loro, e…abbiate tanta pazienza. Se da piccoli loro si prendevano cura di voi, oggi prendetevi voi un po’ cura di loro.

VIVETE le persone, VIVETE…

Enisla Meca

 

Buongiorno cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parlo della fine di un altro anno della scuola materna di mia figlia Emma.

Ebbene sì, un altro anno è passato, e ci manca l’ultimo prima di andare alle elementari.

Per noi l’anno è finito ufficialmente il giorno della recita scolastica, non ce l’abbiamo fatta a continuare fino all’ultimo giorno.

Il primo anno alla scuola di infanzia per Emma è stato molto duro… era appena nata la sua sorellina, aveva tolto il ciuccio, aveva tolto il pannolino e iniziava una nuova avventura, quindi immaginate un po’ che mix di emozioni  (povera stellina).

Al secondo anno invece, ha frequentato molto poco, perché è sempre stata male.

Quest’anno invece, abbiamo iniziato e finito benissimo. Sono stata super contenta, e le maestre mi hanno fatto tanti complimenti.

Io da mamma devo fare i complimenti a loro, alle maestre sempre presenti e attente!

Ho notato tanto il cambiamento di mia figlia, in questi anni, è diventata più responsabile anche nei confronti della sorella. È stato un lungo percorso fatto di tanti piccoli ostacoli, ma posso dire ufficialmente che ce l’abbiamo fatta.

Ora non ci resta che aspettare Settembre per l’inizio dell’ultimo anno di scuola materna per la grande, e il primo anno di scuola materna per la piccola.

Chissà insieme cosa combineranno!!!

Meglio non pensarci…per adesso godiamoci qualche altra settimana di merito relax, in questa splendida estate 😉

 

Enisla Meca

 

Scrivere una parola, semplice che racchiude in sé un valore importante.

Ci sono varie forme di scrittura che sono:

  • L’autobiografia: aiuta a guardarci dentro e capire, accettando ed elaborando il proprio passato;
  • Diario: è uno sfogo giornaliero su ciò che ci succede nella nostra vita, questa forma di scrittura viene usata anche da psicologi come terapia per i propri pazienti.
  • Il Blog: anch’esso come il diario una forma d’aiuto diversa e forse in un certo senso migliore perchè a differenza del diario ti mette a confronto con i lettori che leggendo ciò che si scrive nel blog può interaggire con commenti dando sostegno e supporto. A me personalmente il blog sta aiutando molto.

 

Quest’ultimo a me ha aiutato tanto. Ho aperto questo blog, che appunto si chiama “Scrivere a Colori” per sfogarmi. Ho avuto un periodo di stress tale che scrivere mi ha aiutato tanto.

Scrivere, ti può aiutare in questo senso affrontare momenti stressanti. Se avete un periodo di stress scrivere delle proprie emozioni, frustrazioni può aiutare.


Quindi se siete  arrabbiati e volete sfogarvi  ma non avete nessuno che in quel momento vi possa ascoltare? E queste forme di scrittura sono troppo impegnative, potete prendere un pezzo di carta ed iniziare a scrivere, scrivere, scrivere, finché non vi sarete sfogati.

Un foglio e una penna diventano ottimi interlocutori cui affidare i propri segreti più profondi aprendo le porte su se stessi sentendosi in questo modo anche meno soli.

Siete a tu per tu con penna e foglio non avete freni ed una volta finito sta a te se conservare il foglio oppure buttarlo, non importa cosa ne farete, l’importante è che vi siete sfogati.

Ma attenzione la scrittura può trasformarsi in un’arma a doppio taglio, se vedete che iniziando a scrivere affiorano emozioni troppo forti che  non riuscite a  controllare, allora è il caso che vi fate aiutare da uno specialista che vi può aiutare ad elaborare il vostro dolore.

La scrittura deve diventare una forma d’ aiuto e non una terapia per quello c’è bisogno di professionisti qualificati.

Un abbraccio e se vi và fatemi sapere che tipo di tecnica avete usato voi!

Ciao cari amici di scrivere a colori.

Oggi è la festa della mamma, in questo giorno, non avendo ricevuto nessun regalo a parte il bigliettino della scuola con la poesia di Emma, ho deciso di preparami una torta.

Non sono mai stata un’amante dei dolci, ma da quando sono diventata celiaca, non so bene il perchè ne sono diventata dipendente!

Avete presente quando vi mettete a dieta, e da quel momento vi viene più fame, ecco a me è successo proprio quello.

Ecco la mia torta “Moretta”, per celiaci!

Ingredienti:

  • 4 uova;
  • 4 cucchiai di zucchero;
  • 3 cucchiai di farina;
  • 1 cucchiaio di cacao;
  • mezza bustina di lievito

Procedimento:

Con uno con un robot da cucina, montare le uova con lo zucchero fino a quando il composto sarà triplicato.

Incorporare delicatamente farina di riso e cacao ed il lievito. Io da celiaca, per il lievito ho usato quello di Pane Angeli, ottimo per i dolci.

Amalgamare bene gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo.

Versare l’impasto in una teglia, precedentemente imburrata.

Cuocere il dolce in forno caldo a 180°C per circa 35 minuti. A fine cottura,farla raffreddare.

Riscaldare la crema di nocciole, a bagno maria o nel microonde. Montare la panna.

Dividere la torta in due dischi. Sul primo disco uno strato di crema di nocciole e pareggiarlo con una spatola, unire la panna alla crema, ed infine ricomporre il dolce con il secondo disco. Cospargere la torta moretta con dello zucchero a velo.

Ed il dolce è pronto per essere servito…

Tanti auguri a tutte le Mamme!

Buon Appetito 

Da Enisla Meca

Buongiorno, amici di Scrivere a Colori!

Ricordale le “Scintille di Gioia” di Silvia Fanio? Ve ne ho parlato la scorsa settimana proprio sul blog. Oggi, condivido con voi la seconda parte del gioco.

1) La settimana non è iniziata proprio bene… martedì mio marito non si è sentito molto bene, quindi siamo rimasti a casa tutto il giorno. Fortunatamente, dopo un riposino pomeridiano è migliorato un po’, e durante la cena abbiamo visto un film d’animazione con le nostre bimbe, “Zootropolis” della Walt Disney, molto bello e divertente!

2) Qualche piccola soddisfazione con il blog, soprattutto con la pagina di Facebook, dove i like e le interazioni con i Followers sono  in continua crescita.

3) Non poteva finire in modo migliore…il festeggiamento del terzo compleanno di mio nipote. È stata una festa intima, dopo cena, con amici stretti e parenti. La cosa emozionante è stato vedere  giocare le mie piccole con il loro “fratellino” (così mia figlia chiama il cuginetto).

Ecco queste sono state le mie Scintille di Gioia di questa settimana. A voi invece cos’è successo di bello? Se vi va commentate le vostre scintille…

E voi? Avete vissuto Scintille di Gioia?
Se volete partecipare, le regole sono queste:

Come fare?
1- utilizzando l’hastag #scintilledigioia condividete con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il mio blog e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviatemi i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto “Scintille di Gioia”, in modo che io non me ne perda nemmeno uno!

Un abbraccio,

Enisla Meca!

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