La buona gestione psicologica della patologia per me viene prima di tutto.

Ciao eccomi qui, con un altro argomento importante che riguarda il diabete di tipo 1 , come gestirlo psicologicamente, prima però vi ricordo il mio primo articolo in cui vi racconto la nostra storia.

Prima della conta dei carboidrati, prima della gestione della rotazione dei siti iniettivi, prima di tante altre cose, seppur importantissime, anzi indispensabili.

Il diabete di tipo 1 è una patologia che non ti lascia un attimo di distrazione: non puoi dimenticarti mai di lei, nemmeno per mezz’ora, nemmeno mentre dormi, mentre fai shopping o mentre prendi il caffè con un’amica.

E’ proprio per questo motivo che è considerata una delle malattie con più alto impatto psicologico per chi si trova a fare i conti con lei.

Elena e la sua Bambina!Diabete di tipo 1, come fare una buona gestione psicologica!
Un Immagine di Elena ed Emma!

Quando abbiamo scoperto il Diabete di tipo 1

All inizio, dopo l’esordio di Emma, ero parecchio arrabbiata.

Non accettavo che le fosse successa questa cosa, ma con il passare dei giorni mi rendevo sempre più conto che se io per prima non iniziavo ad avere un approccio più positivo alla situazione, chi ne avrebbe pagato le conseguenze sarebbe stata Emma in prima persona.

Lei aveva solo due anni, ed io che sono la sua mamma ero per lei, come per tutti i bambini piccoli, un esempio, uno specchio: se io ero felice lo era anche lei, se io ero triste anche lei lo diventava.

Cosi ho iniziato a lavorare su di me.

Volevo ritrovare la felicità che mi era stata portata via.

Piano piano la gestione del Diabete tipo 1 ha iniziato a diventare non facile, perché facile non lo è e non lo sarà mai ma ha iniziato a diventare parte della nostra routine.

Grazie anche alla mia famiglia, ai nonni, a mia sorella, che ci sono stati vicino senza compatirci ma supportandoci, abbiamo ripreso la nostra vita in mano.

Cerco sempre di dare un approccio positivo a quello che ci succede, anche durante le difficoltà. Non è facile per niente, ma penso sia l’unica strada da seguire.

Taglio corto quando incontriamo persone negative, peggio ancora maleducate, non dò troppe spiegazioni e vado via.

Per esempio, dopo l’esordio, incontrai un signore che mi disse: “ho saputo di Emma, che disgrazia”. Ecco, mancanza di sensibilità totale.

Ero ancora psicologicamente troppo debole per rispondergli a tono, erano passati pochissimi giorni dall’esordio.

Se qualcuno ora mi dicesse questa frase gli risponderei sicuramente che disgrazia ancora peggiore è incontrare un certo tipo di persone, tipo lui.

Come Gestiamo oggi il Diabete.

La nostra vita sociale è tornata quella di prima, andiamo a cena da amici, al ristorante, cerchiamo di viaggiare il più possibile.

Certo, facciamo tutto con più attenzione di prima, sempre portandoci dietro tutto l’occorrente per la gestione della patologia e per le emergenze, ma poi preparato tutto, si va!

Emma deve sapere e capire che può anzi deve fare tutto quello che fanno gli altri bambini, con più attenzione certo, ma senza paura!

Sono convinta che se la nostra mente lavora in maniera positiva, possiamo fare tutto o quasi. I momenti di difficoltà e di scoraggiamento ci sono, certo.

Prima della patologia di Emma pensavo sempre che avrei voluto mi succedesse qualcosa di bello.

L’abbiamo pensato tutti almeno una volta, no? Vorrei che mi succedesse qualcosa di bello, ne ho bisogno!

Ora ho capito che le cose belle arrivano, ma dobbiamo impegnarci per raggiungerle e non aspettare passivamente senza fare nulla.

Il messaggio che vorrei passasse a mia figlia è che, nonostante ciò che ci succede, al mattino ci si alza, ci si fa belle, si indossa il migliore sorriso e si affronta la vita a testa alta! Nonostante tutto.

Elena Occelli in arte DiabetIronica!

Author

Enisla meca Founder e CEO di "Scrivere a colori"

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