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Salve moms”!
Oggi volevo parlare con voi di una moda che non tramonterà mai.

Unisce maschietti e femminucce, mamme e papà, grandi e piccoli perché sta bene a tutti e con tutto..parliamo del tanto adorato Denim!

Lo si può indossare con una semplice t-shirt e si è sempre in ordine, oppure può bastare una sneackers o una scarpa più elegante o dei sandali per creare un outfit diverso. Insomma… i Jeans ti salvano sempre, anche quando non sai di che colore abbinare le scarpe!

Il jeans fu inventato dal sarto Jacob Davis nel 1871 per essere brevettato con Levi Strauss il 20 maggio 1873, e da allora ad oggi è sempre stato sul mercato. Gli stilisti ogni anno ci deliziano con colorazioni diverse, decorazioni e proposte di nuovi modelli e/o riproposte di modelli passati, fatto sta che è un Must have da avere sempre lavato e stirato in armadio. Tutti i brand ne fanno un grande uso e si possono trovare bellissimi capi per tutte le tasche senza mai rinunciare ad essere trendy!

Da non sottovalutare anche il fatto che li puoi lavare allʼinfinito (macchie impossibili permettendo!) e non si consumeranno mai, anche se vengono passati negli anni a figli più piccoli o ceduti a cuginetti e/o vicini. Quando proprio diventa roviato (e noi mamme sappiamo che i più piccoli a volte riescono in questa impresa) è sempre possibile recupararlo. Basta sprigionare la nostra creatività. Si possono aggiungere delle patch, delle toppe, colorarlo con schizzi di vernice…. insomma… il jeans può anche diventare un’opera darte unica e personalizzata. (Le amiche del blog, a questo riguardo hanno anche scritto un bell’articolo in merito … e se vi va potete leggerlo a questo link).

Per concludere, quando volete regalare abbigliamento ai bambini ma non conoscete esattamente i gusti dei loro genitori..anche in questo caso regalando un capo denim si ha la certezza del gradimento del regalino!

Quindi se non sapete cosa comprare, o non volete osare troppo o non volete ripiegare su outfit improbabili e risultare troppo banali direi che il denim è sempre promosso e soprattutto è sempre di moda!

Alla prossima,

Luisa

Ciao cari amici di Scrivere a Colori, oggi inizia la nostra nuova Rubrica di Mamme a Colori, in cui si parlerà del mondo delle Mamme!

Oggi in particolare, la nostra Viviana ci parlerà del coraggio delle Mamme che lavorano!

La mamma che lavora fuori casa si divide tra fogli da stampare e vestiti da stirare.
La mamma che lavora fuori casa è in guerra con l’orologio del cartellino e con l’orologio del supermercato.
La mamma che lavora fuori casa ha continui sensi di colpa, che si trovi a casa o a lavoro fa lo stesso.
La mamma che lavora è disponibile solo il weekend, quando non ha 10 lavatrici da caricare, 5 ceste di bucato da stirare, compiti da controllare, letti da rifare.
La mamma che lavora non conosce tutti i compagni di scuola di suo figlio, perché al mattino presto ne incontra solo 4 o 5 se esce di casa un po’ più tardi del dovuto.
La mamma che lavora ha una scorta di surgelati da far invidia al supermercato più fornito.
La mamma che lavora non sa più cosa vuol dire fare colazione al bar con le amiche.
La mamma che lavora abbandona i gruppi Whatsapp in cui si parla di uscite alle quali lei non può più partecipare.
La mamma che lavora non era più contenta di fare solo la mamma: sognava un lavoro, dei soldi suoi per “togliersi gli sfizi”.
La mamma che lavora prima andava “ai compleanni infrasettimanali della scuola”.
La mamma che lavora un tempo sperava piovesse per non dover andare al parco con i suoi bambini.
La mamma lavoratrice adesso non si sente né mamma né lavoratrice.

Spero che  l’argomento vi sia piaciuto!

Alla prossima da Viviana dimensione mamma e non solo!

Carissimi lettori, oggi vi propongo la ricetta di un dolce golosissimo: Il Tiramisù al caffè, nella versione senza uova.

Proprio qualche giorno fa, sono stata invitata a cena a casa di amici, e avendo un po’ di tempo a disposizione ho voluto preparare un dolce. Cucinare mi rilassa, quindi quando posso, mi vizio così, e faccio felici i miei familiari e i miei amici.

Ho pensato di fare il Tiramisù al caffè, ma la padrona di casa, è in dolce attesa… e il suo medico le ha consigliato di evitare di mangiare uova, se non cotte.

Inizialmente ero entrata un po’ nel panico, (avevo già comprato il mascarpone e…volevo fare proprio quel dolce), poi ho pensato di modificare un po’ la ricetta orginale, in modo da renderlo mangiabile anche da lei.

Eccovi tutte le informazioni per poter rifare il dolce:

INGREDIENTI

400 g di Savoiardi;

350 g di mascarpone;

100 ml di latte condensato;

200 ml panna vegetale da montare;

100 g zucchero;

cacao amaro q.b.;

Tanto caffè (lungo) zuccherato a vostro gradimento.

 

PROCEDURA

  1. Mettere sul fuoco più caffettiere…perché servirà tanto caffè
  2. Unire il latte al mascarpone;
  3. Montare la panna, mescolando sempre dallo stesso verso;
  4. Unire la panna al mascarpone e colorare leggermente con qualche goccia di caffè;
  5. Inzuppare leggermente i Savoiardi e disporli nella teglia  su più strati.
  6. Decorare la parte superiore del dolce con un bel strato di cacao amaro, in modo che si crei contrasto tra esso e il dolce che risulta molto dolce a causa dei Savoiardi.

 

 

Mettere in frigo per qualche ora et voilà!

Pronto per essere servito…

 

Non vi nascondo, che ero  un po’ preoccupata. Non avevo mai provato questa ricetta e avevo un po’ di dubbi sulla quantità di zucchero/latte. Devo dire che sono stata molto contenta nel sentire da tutti i miei amici, che il dolce era ottimo e che non si sentiva molto la differenza dall’originale!

In gravidanza le rinuncie da fare sono tante, ma con questa ricetta quanto meno il Tiramisù può essere mangiato senza alcun rimorso.

Attendo feedback nei vostri commenti

Un abbraccio,

Vita Maria 

Oggi è la giornata Internazionale della consapevolezza sulla morte dei bambini durante e dopo la gravidanza (Baby Loss Awareness Days). Questa giornata è nata per condividere la memoria di un figlio che non è mai venuto alla luce o non ce l’ha fatta nelle prime ore di vita. E voluta anche per rompere il tabù che sta intorno a questo lutto.

Questo è un tema che mi è molto caro, perché ho avuto un aborto spontaneo anche io.

Sono passati tre anni oramai da quel giorno, volevo dimenticare, ho provato mi sono resa conto che non si può dimenticare. Con il tempo puoi alleviare le ferite ma non dimenticare.

Era la mia seconda gravidanza inaspettata ma ben accettata, purtroppo però iniziata male fin da subito, non ci feci tanto caso perché anche la mia precedente gravidanza era iniziata male, quindi ho continuato a fare tutto ciò che facevo normalmente.
La dottoressa mi aveva consigliato di mettermi a riposo, non potevo visto che c’era Emma.
Addirittura lavorai e dopo tre giorni di lavoro, ho perso il mio bambino.
11 Luglio 2011, la sera prima ho festeggiato il mio compleanno, la mattina alle cinque mi svegliai per il dolore ai reni ma rimasi a letto fino alle otto. Poi però mi alzai correndo al bagno, ero un fiume in piena, andai di corsa al pronto soccorso, il ginecologo mi fece l’ecografia e ricordo ancora la domanda stupida che gli feci “dottore come sta?” Come poteva stare non si sentiva più il battito.

All’ospedale è stato tragico, mi hanno fatto il raschiamento, ricordo ancora la freddezza dei medici, nessuno che mi disse “ signora stia tranquilla”. Quando l’anestesia fece effetto i miei occhi si chiusero in un mare di lacrime.

Uscita dalla sala operatoria c’era solo mio marito che mi aspettava e purtroppo si è dovuto subire la mia crisi isterica, si perché l’anestesia mi fece un brutto scherzo iniziai ad urlare dicendo che dovevo ritornare dalla mia Emma, dopo che mi sono calmata mio marito se n’è andato da Emma perché nessuno poteva tenerla.

Sono rimasta sola con il mio dolore e abbandonata con indosso solo il camice sporco di sangue, nessun infermiera o medico che venne a dirmi com’era andata o a chiedermi come stavo e non solo dovevo sorbire tutti gli auguri e i baci di affetto di chi, inMecavece a differenza mia aveva partorito.

Ecco questa cosa non l’ho mai capita, perché si mette nella stessa stanza una donna che ha subito un aborto( che sia spontaneo o naturale) nella stessa stanza con chi ha appena partorito.

La sera vedendo che nessun infermiera veniva a cambiarmi, ho raccolto le mie forze e mi sono data una sciacquata e messa il pigiama, sperando di riposare un pò invece non fu così…
Il mattino dopo mi dimisero, ritornati a casa fra le braccia di mia figlia e mio marito, sperando di dimenticare quel giorno.
Ho sempre detto di aver perso un bambino perché sono convinta ancora ora che era un maschio, un po’ perché ogni mamma se lo sente e poi perché a questa gravidanza rispetto alle altre due non mi è mai venuto un nome da femmina tutti nomi da maschi, sarà stupido forse però mi piace rimanere con questa illusione.
Il dolore più grande non è stato il fatto di averlo perso ma bensì aver saputo subito dopo che mia cognata era rimasta incinta. Vedere la sua pancia che cresceva giorno dopo giorno, faceva crescere il mio dolore, è stato difficile dimenticare. Purtroppo non era colpa sua ma le mie emozioni in quel momento non le potevo controllare.
Qualcuno da lassù mi ha voluto veramente bene perché dopo pochi mesi dopo sono rimasta di nuovo incinta, una gravidanza iniziata anche questa male e fortunatamente portata a termine, ed è arrivata una bimba bellissima che si chiama Giulia.
Molte volte sento quando una donna è incinta la solita domanda “è maschio o femmina? ” Io ora chiedo solo “come sta?”
Per me adesso è l’unica cosa importante.

Questo mio post è stato uno sfogo, un senso di liberazione dai miei sensi di colpa, nessuno mi potrà ridare il mio bambino.

Ora mi rivolgo a voi donne che siete in dolce attesa, non fate lo stesso sbaglio mio, se vedete che c’è qualcosa che non và, se vedete dei segnali negativi, correte dal vostro medico e se necessario mettetevi a riposo.

Fatelo meglio stare a letto se necessario anche per nove mesi, piuttosto che vivere con i sensi di colpa di non averlo fatto, come ho fatto io.

Un abbraccio e al prossimo post da Enisla Meca !

Buongiorno cari amici di Scrivere a Colori, oggi vi parlo della fine di un altro anno della scuola materna di mia figlia Emma.

Ebbene sì, un altro anno è passato, e ci manca l’ultimo prima di andare alle elementari.

Per noi l’anno è finito ufficialmente il giorno della recita scolastica, non ce l’abbiamo fatta a continuare fino all’ultimo giorno.

Il primo anno alla scuola di infanzia per Emma è stato molto duro… era appena nata la sua sorellina, aveva tolto il ciuccio, aveva tolto il pannolino e iniziava una nuova avventura, quindi immaginate un po’ che mix di emozioni  (povera stellina).

Al secondo anno invece, ha frequentato molto poco, perché è sempre stata male.

Quest’anno invece, abbiamo iniziato e finito benissimo. Sono stata super contenta, e le maestre mi hanno fatto tanti complimenti.

Io da mamma devo fare i complimenti a loro, alle maestre sempre presenti e attente!

Ho notato tanto il cambiamento di mia figlia, in questi anni, è diventata più responsabile anche nei confronti della sorella. È stato un lungo percorso fatto di tanti piccoli ostacoli, ma posso dire ufficialmente che ce l’abbiamo fatta.

Ora non ci resta che aspettare Settembre per l’inizio dell’ultimo anno di scuola materna per la grande, e il primo anno di scuola materna per la piccola.

Chissà insieme cosa combineranno!!!

Meglio non pensarci…per adesso godiamoci qualche altra settimana di merito relax, in questa splendida estate 😉

 

Enisla Meca

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