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Carissimi amici ed amiche, oggi vi racconto del mio viaggio a Madrid, e vi indico le attività ed i posti che secondo me sono da non perdere!

Nonostante il tempo a disposizione per il nostro viaggio non sia stato tantissimo, siamo riusciti a visitare tutto ciò che era sulla nostra lista. 😉

Innanzitutto, quasi tutti i musei e le chiese hanno degli orari e dei giorni della settimana in cui è possibile accedervi in modo del tutto gratuito; quindi se state progettando un viaggio a Madrid, vi consiglio di dare uno sguardo a questo sito:  Viaggiatorideltempo e programmare le visite, lasciando un po’ di margine di tempo tra un posto e l’altro.  E’ normale che con l’ingresso gratuito si formi un po’ di fila,  ma devo dire che sono abbastanza veloci.

Noi per esempio, abbiamo approfittato della “Giornata internazionale dei musei“… il 18 Maggio ed abbiamo usufruito di tantissime agevolazioni.

Ecco le attività da svolgere, e i luoghi assolutamente da vedere:

Visitare il “Reina Sofia”.

All’interno di questo museo sono esposte opere d’arte a partire dal Novecento ai giorni nostri. In particolare, spiccano le opere di Salvator Dalì e Pablo Picasso. Una su tutte ” Guerinica”…una grandissima tela che l’artista dipinse in bianco e nero per sottolineare la drammaticità della guerra e che è l’attrazione principale per i turisti.

“Esplorare” il parco del Retiro

Un parco grandissimo in cui è possibile  passeggiare e rilassarsi immersi nel verde.  Tra gli alberi secolari, si erge una struttura “fiabesca”… il palazzo di cristallo; un edificio totalmente costruito in cristallo e metallo del 1887.  Sempre all’interno del parco è, è possibile affittare con pochi euro delle graziose barchette e navigare in modo romantico il laghetto artificiale, abitato da simpatici anatroccoli, tartarughe e grandissimi pesci.

Plaza Major e Plaza del Sol

Decidere quale tra queste due piazze sia quella principare di Madrid è un’impresa… entrambe sono bellissime, ed entrambe sono centro nevralgico della vita madrilena.

Plaza Major,  ex mercato della città, spicca per i suoi colori accesi e per la presenza di Casa de la Panaderia, uno spettacolare edificio,  adornato con affreschi che rappresentano un’allegoria dello zodiaco.

In Plaza del sol,  invece, oltre alla famosissima statua dell’orso e del corbezzolo (simbolo di Madrid), sono da attenzionare tre cose:

  1. Trovare il km 0 cioè il punto da cui partono tutte le strade di Madrid; L’ “Origen de la calles radiales” perché proprio a partire da questo punto si calcolano le distanze in chilometri in tutto il paese.
  2.  La storica insegna luminosa che sovrasta la piazza: “Tio Pepe” che  pubblicizza un brand che produce Sherry ininterrottamente dal 1844 ad oggi.
  3. Se vi trovate a Madrid per il Capodanno,  in questa piazza  si celebra il rito dei 12 chicchi d’uva al ritmo di ogni campanada e chi riesce a finirli in tempo avrà un anno ricco di fortuna e prosperità.

Visitare il “Palazzo reale” e la Cattedrale Almudena”

Anche se non è più la residenza ufficiale dei monarchi di Spagna, con più di 3400 stanze è una delle residenze reali più grandi e belle d’Europa.  Purtroppo all’interno non è possibile scattare alcuna foto, ma le stanze della ceramica, del velluto e la stanza del trono…beh sono una meraviglia!  Appena fuori al cancello reale, vi è la Cattedrale Almudena, il principale luogo di culto cattolico di Madrid.

Fare Shopping

Per gli amanti dello shopping, consiglio “Primark” sulla Gran Via, un centro commerciale in cui è possibile trovare di tutto a prezzi bassissimi. Unico inconveniente… la gente!!! Per questo, meglio visitarlo la mattina o nei giorni feriali.  Un’altra strada piena di bei negozi è Calle de Fuencarral.  Se siete amanti dei dolci, vi segnalo un negozio storico, “La Violeta” in Plaza de Canalejas 6, che commercializza delle caramelline alla viola, dal sapore unico. Anche se non sono molto economiche, possono essere un ottimo souvenir della città.

Vivere la Movida

La cosa che mi ha colpito di più di questa città… è la vitalità! A qualsiasi ora del giorno e della notte c’è gente che esce, che mangia… e che vive la vita! Vi sono tantissimi locali…ben arredati, particolari e in cui mangiare soprattutto cibo tipico spagnolo. Molto belli sono i “Market“, edifici a più piani in cui è possibile trovare qualsiasi tipo di pietanza spesso anche cucinata “Live”.

Invece, per un aperitivo particolare… vi consiglio la terrazza del Circulo de bellas artes, un edificio storico dal quale ammirare tutta Madrid, sorseggiando un buon drink, ascoltando buona musica e rilassandosi su comodissimi divanetti.  E’ previsto un ticket di ingrasso, ma vi assicuro che ne vale la pena.

Spero che la mia esperienza possa esservi utile,

Alla prossima,

Vita Maria

Carissimi lettori, come va?

Oggi vi racconto del mio ultimo viaggio: Favignana, una delle isole Egadi…

Dopo un po’ di mesi di impegni e lavoro,  Domenica scorsa sono stata a Favignana (TP) insieme ai miei amici.

Una mini vacanza che però è riuscita a farmi ricaricare per bene le batterie 😉

Fortunatamente, dalla mia città (Marsala), riesco facilmente a raggiungere l’arcipelago delle Egadi (Favignana, Levanzo e Marettimo) mediante barca privata o con i traghetti dedicati.

 

 

Eccovi il mio “Diario di bordo”

Appuntamento al pontile alle ore 8:00 e via! “Destinazione paradiso (terrestre)”!

Da Marsala, si impiega meno di un’ora in barca per arrivare sulle coste Favignanesi, ma se si è in buona compagnia, il tempo vola.

Tra musica, risate e…se si è fortunati anche l’avvistamento di qualche grande pesce.

La prima tappa, per noi è quasi sempre Cala rossa (la mia preferita), un angolo dell’isola in cui il mare cristallino è  pieno di vita. Infatti, anche senza grande esperienza è possibile osservare tante varietà di pesci.

In tutta l’area protetta la pesca è SEVERAMENTE VIETATA, quindi…se vi venissero strani pensieri, ricordate che la Guardia Costiera ed i volontari delle Egadi, vigilano ogni giorno per far rispettare le regole ai bagnanti ed ai pescatori.

 

 

 

In base al vento è possibile  scegliere le calette più riparate per godere a pieno delle bellezze del mare. E noi questa volta abbiamo scelto di fare l’intero giro dell’isola…

Cala rotonda, il Preveto, la grotta dei sospiri, Lido burrone…sono solo alcuni dei posti più belli e caratteristici, ma in realtà qualsiasi angolo dell’isola offre mare limpido e panorama mozzafiato.

La nostra ultima tappa, è stata Cala azzurra, famosa per la presenza di una piccola spiaggia, ideale per un po’ di relax in riva.

Rientro a Marsala alle 19:00, esausti, ma felici di aver passato una giornata in compagnia tra risate, tuffi e lunghe nuotate.

Naturalmente io vi ho raccontato la MIA giornata a Favignana “via mare”; in realtà bisognerebbe parlare anche delle bellezze dell’entroterra. L’antico porto, l’ex tonnara, il castello e di tanti altri piccoli posti incantati che meritano di essere visti.

Che aggiungere…conosco ogni angolo dell’isola, ma ogni volta è sempre un’avventura!

Anche se si dispone di pochi giorni di ferie, anche se gli impegni sono tanti non rinunciate mai ad un viaggio! Anche se breve, anche se vicino…

 

” Viaggia per il mondo, riempi il tuo bagaglio di ricordi. Ogni ricordo sarà una storia che riempirà la tua vita di significato”

Cit. Guido Prussia

 

gambe, mare... Favignana (TP) un angolo di Paradiso

 

Azzurro e blu, i colori del mare… giallo caldo, come il sole che ci ha cotti a puntino e marrone come la nostra pelle al ritorno 🙂

Se vi va di leggere i racconti dei miei ultimi  viaggi  ecco il link.

Alla prossima avventura con #viaggiareacolori e  buona estate!

Vita Maria 

 

Cari amici di Scrivere a Colori oggi vi parlo di Fumone, il paese che da sette anni vivo.

Oggi per la prima volta ve ne parlo perchè merita veramente.

Il centro storico è posto su un colle dalla forma conica a 783 metri sul livello del mare. Il suo abitato conta circa 2.100 abitanti che sono detti fumonesi. Il comune fa parte della Comunità Montana dei Monti Ernici.

Un Pò Di Storia

La Ciociaria è una terra abitata già prima della nascita di Roma.

 

Molti dei paesi e città che noi oggi conosciamo hanno origini antichissime, ma di alcuni, purtroppo, la storia non ha trasmesso notizie certe circa il periodo di fondazione.

 

In questa categoria rientra anche Fumone la cui origine rimane avvolta nel mistero. Vi sono molte ipotesi, ma scarse certezze.

 

A giudicare dai reperti archeologici di età pre-romana, risalenti al VI-VII secolo a.C. sparsi sul territorio è verosimile immaginare che quello è il periodo in cui sia nata.

 

Le prime notizie storiche dell’esistenza di un centro abitato chiamato Fumone ci provengono dal medioevo, ciò dimostra l’importanza che aveva assunta in quel periodo.

 

Infatti, dopo la caduta dell’impero romano, Roma diventò vulnerabile e veniva frequentemente attaccata sia da nord da eserciti barbarici e sia da sud da milizie saracene.

 

Fu necessario predisporre un sistema di difesa ed è in questo quadro che Fumone assume una importanza strategica formidabile.

 

Dai suoi 800 metri di altezza, domina l’intera valle del Sacco e, quindi, poteva

intercettare con largo anticipo l’avvicinarsi di eserciti nemici che provenivano da sud.

 

In tal caso, dal torrione che di elevava dalla cima del monte veniva acceso un gran fuoco in modo che il fumo potesse essere avvistato in lontananza.

 

Tale segnale di pericolo giungeva rapidamente fino a Roma che aveva così un margine di tempo per organizzare le sue difese.

 

Il nome Fumone deriva, appunto, da questa funzione esercitata per vari secoli.

 

È noto a tutti, infatti, l’antico proverbio: “quando Fumone fuma tutta Campagna trema”.

 

Qua è bene chiarire: il termine Campagna, si riferisce all’antica regione interna del Lazio, quella che oggi potrebbe essere identificata con la Ciociaria e dintorni.

 

Non si tratta, quindi, di campagna agricola oppure dell’attuale Campania come spesso capita di sentire da qualcuno.

 

Da ciò si può immaginare l’importanza di Fumone nel medioevo, era una fortezza inespugnabile, spesso fu posta sotto assedio, ma raramente fu presa.

 

Famoso è l’assedio del 1.186 ad opera di Enrico VI, figlio del Re germanico Federico detto barbarossa.

 

Non riuscendo a far cadere Fumone, dopo alcuni giorni abbandonò l’impresa e diresse le sue attenzioni verso Alatri.

 

Intorno al X secolo la funzione di vedetta assicurata da Fumone non fu più necessaria ed allora l’imponente fortezza fu utilizzata come carcere politico di massima sicurezza.

 

Tra i vari personaggi illustri che vi furono reclusi, spicca per notorietà sicuramente il Papa rinunciatario Celestino V.

 

Vi fu rinchiuso dal suo successore anagnino Bonifacio VIII e qui trovò la morte il 19 maggio del 1.296.

 

Il borgo di Fumone ha mantenuto nei secoli la sua struttura urbanistica pressoché intatta.

 

Essa riflette la tipologia dell’accampamento romano e medioevale, con il comando al centro e le difese intorno.

 

La popolazione attuale di Fumone è di circa 2.200 abitanti ed un territorio di circa 1.400 ettari.

 

Cosa Visitare a Fumone

 

Il Centro storico è certamente oggetto di interesse con le sue viuzze pedonali distribuite a raggiera.

 

Da segnalare:

il castello Longhi dove fu rinchiuso Celestino V che in parte è di proprietà del Comune e per la maggior parte della famiglia Longhi-De Paolis;

 

la Chiesa collegiata di S. Maria Annunziata le cui origini risalgono intorno al XII secolo, l’aspetto barocco attuale è dovuto ad un complessivo intervento di restauro avvenuto nel 1.700;

 

La Chiesetta di S. Gaugerico, risalente al 1.125;

 

Il palazzo municipale realizzato a seguito dell’acquisto e restauro di un antico palazzo gentilizio;

 

Sul territorio sono presenti almeno altri tre luoghi di interesse:

 

la Chiesetta rurale di Madonna delle Grazie, sita nell’omonima contrada, sorta nel XVI secolo intorno ad un’antica edicola affrescata del secolo XI;

 

la Chiesa di S. Pietro Celestino V, in località Pozzi, voluta da S.S. Papa Paolo VI durante la sua visita a Fumone nel 1966;

 

il lago di Canterno, di origine carsica, classificato come tra i più grandi laghi carsici d’Europa. Le sue origini sono piuttosto recenti, si è formato nel 1.825 a causa dell’ostruzione di un naturale inghiottitoio anticamente denominato “bocca di Canterno” che si trova alle pendici di Monte Maino. Intorno agli anni ’30 (1.930) fu realizzato un impianto per la produzione di energia elettrica che permette all’acqua del lago di mettere in moto una centrale idroelettrica che si trova in territorio di Ferentino in località “Tufano”.

Alla prossima, se vi è piaciuto questo post, lasciate un commento.

Enisla Meca

Cari lettori, ricordate: “Lo zaino è pronto, io no”, Il libro di cui vi ho parlato la scorsa settimana?

 

 

Bene, dato che mi è piaciuto così tanto, mi è venuta l’idea di contattare il suo autore, e scambiare con lui quattro chiacchiere.

Sentite un po’ quel che ci ha raccontato…

  1. Ci Parli un po’ di Lei…

Mi chiamo Marco e sono un viaggiatore instancabile, abilmente camuffato sotto le spoglie di un tecnico informatico. Anzi, il travestimento è così efficace che a volte io stesso mi convinco di essere un impiegato e non un esploratore…

A parte gli scherzi: sono nato ormai troppi anni fa a Torino e ho sempre avuto una smisurata passione per i viaggi zaino in spalla. Sono sposato, ho una figlia piccola di quindici mesi e lavoro per un’importante società di assicurazioni. Oltre ai viaggi mi piace suonare la chitarra, giocare a tennis e guardare film di fantascienza.

 

  1. Com’è nata l’idea di scrivere e pubblicare il suo libro? 

Nasce grazie all’impegno e alla costanza di altre persone. Ammetto che il sottoscritto ha avuto ben pochi meriti nella fase di partenza del libro.

Nel corso dei viaggi, tenevo spesso i contatti con i miei amici attraverso le e-mail. Scrivevo dei piccoli reportage di quello che vedevo, facevo, mangiavo. Con il tempo mi sono accorto che i miei amici erano molto più interessati alle vicende quotidiane che non agli aspetti più marcatamente turistici del viaggio. Volevano sapere dei cibi strani, delle persone, degli incontri, dei mezzi di trasporto.

Al mio ritorno, tutti dicevano che si ammazzavano dal ridere a leggere dei miei piccoli disastri e qualcuno mi suggeriva di raccogliere tutte le vicende in un libro. Mia moglie, che all’epoca di quei viaggi io non conoscevo, nel sentire tutto questo entusiasmo da parte dei miei amici, ci ha calato sopra l’asso da briscola e ha insistito fino a quando ho deciso di cimentarmi con la scrittura “vera”. È stato un processo lungo e complicato, ma è stato anche un processo di rielaborazione, di riscoperta interiore. Sono andato in cerca di tutte quelle sensazioni che si erano sedimentate sul fondo del mio essere e le ho riesaminate con occhi nuovi, le ho rivissute e godute più pienamente di quanto mi sia capitato vivendole in presa diretta.

 

  1. Ci racconti l’emozione nel tenere tra le mani la prima copia del suo libro…

Lo so che dire questa cosa non mi farà molto onore, ma in tutta sincerità l’unica sensazione che ho provato in quel momento è stata un’enorme stanchezza. Sono un ossessivo e ricerco la perfezione in ogni cosa. Per essere sicuro di fornire un prodotto di qualità ho revisionato il testo almeno cinquanta volte, ritoccandolo in continuazione e ancora non sono soddisfatto del risultato (infatti sto lavorando alla seconda edizione). In ogni caso in quel momento ho provato gioia, certo, ma anche un senso di vuoto: un progetto sul quale avevo lavorato per due anni era finalmente giunto al termine ed io volevo solo “staccare” la testa.

 

  1. Mi dica tre aggettivi che identificano lei, e tre per il suo libro.

Tre per me: curioso, attivo, irascibile. Tre per il libro: onesto, divertente e… economico! ;o)

 

  1. Che consigli darebbe a chi ha in programma l’idea di scrivere un libro?

Farsi una scorta di Tavor. Ovviamente scherzo, ma sicuramente è fondamentale fare il pieno di santa pazienza. Scrivere il libro è davvero la cosa più semplice, i problemi cominciano dopo: avere a che fare con gli editori è snervante e spesso inutile, il self publishing è faticoso perché tutta la fase di marketing è sulle tue spalle e tu, comunque, vieni visto come uno scrittore di serie B, l’editoria a pagamento la trovo eticamente scorretta. Ecco, più che un consiglio mi sento di dare un avvertimento: non crediate che con la scrittura si esaurisca il vostro lavoro perché siete appena all’inizio, il peggio deve ancora arrivare. Quindi: rimboccatevi le maniche.

 

  1. Ha un libro “del cuore”? Se sì, ci dica quale e perché ha così importanza per lei? 

Non saprei sceglierne uno, ce ne sono molti che ho amato e che appartengono ai generi più diversi. I fratelli Karamazov per il profondo amore per la terra russa che traspare dalle parole di Dostoevskij; Il Signore degli Anelli per la descrizione della lealtà e dell’amicizia; Q per la perfetta ricostruzione di un periodo storico che quasi non conoscevo.

Per quello che riguarda più strettamente la letteratura di viaggio, che è il ramo nel quale mi sono cimentato con Lo zaino è pronto, io no, adoro Terzani per la sua innata capacità di descrivere l’Asia, il mio continente preferito e Bryson per la sua straripante ironia. Ecco, un autore al quale ho cercato di ispirarmi (senza riuscirci, ovviamente) è proprio Bill Bryson: un genio.

E poi ci sarebbero migliaia di altri titoli: impossibile menzionarli tutti.

7. Ha viaggiato molto, come ho avuto modo di leggere nel suo libro “Lo zaino è pronto io no”, ad oggi… qual è il viaggio che le è piaciuto di più?

Il Messico. Era un periodo davvero complicato della mia vita, mi erano venuti a mancare alcuni punti di riferimento e ne cercavo altri ai quali ancorarmi. Decisi di partire in solitaria per avere modo di riflettere e mettermi alla prova. Sono stato via un mese intero. Un mese di gioia pura e selvaggia, nel corso del quale ho capito che l’unico punto di riferimento plausibile per il sottoscritto ero io stesso: per fare stare bene le persone intorno a me, dovevo stare bene io per primo. Quel vagabondare senza meta, senza orari mi faceva stare bene. Quel modo di vivere libero, privo di strutture sociali con le quali tutti siamo costretti a convivere per me è stato liberatorio. Trovarsi in un luogo in cui nessuno ti conosce, con i tuoi vestiti peggiori addosso, il tuo zaino di fianco, senza sapere dove dormirai la notte, mentre con degli sconosciuti parli della vita non può far altro che far emergere il tuo vero io, la fibra essenziale del tuo essere.

 

  1. Adesso che è papà, inevitabilmente il suo modo di viaggiare cambierà… ha scelto già la meta in cui porterà la sua piccola non appena crescerà un po’?

Beh, intanto a luglio la porterò a girovagare per la Grecia, che mi sembra già un bel modo per cominciare a viaggiare. Tuttavia, il mio grosso progetto è un altro: riuscire a ricavarmi un lungo periodo sabbatico di cinque-sei mesi per intraprendere con lei e mia moglie un viaggio in quella parte di mondo nel quale mi trovo maggiormente a mio agio: il sud dell’Asia, nel tratto compreso tra Nuova Delhi e Jakarta.

Voglio tornare in Asia.

Voglio tornare a casa.

 

Oltre a scrivere in modo eccellette, a noi Marco sembra proprio una bella persona e sicuramente un ottimo papà. Sono contenta di aver letto il suo libro e di averlo conosciuto virtualmente.

Ecco a voi la pagina Facebook del libro, in cui potrete trovare tante informazioni e recensioni. Inoltre cliccando su questi link potrete acquistarlo sia in formato  Kindle che  Cartaceo.

 

Libro "Lo zaino è pronto, io no"

Dimenticavo… mi piacerebbe sapere la vostra opinione sui viaggi… solitamente preferite viaggiare con tutti i confort, o zaino in spalla e via…come il nostro Marco?

Su con i commenti!!

A presto,

Vita Maria

Carissime amiche ed amici, come promesso, ecco a voi la seconda tappa del mio breve tour in Toscana: #Lucca.

Dopo due giorni a Firenze, abbiamo deciso di visitare la città di Lucca il 1 Maggio.

Sfortunatamente per noi, il treno ha viaggiato per molti chilometri a velocità ridotta perché vi era la possibilità di presenza di manifestanti sui binari, così siamo arrivati con circa un’ora di ritardo dalla nostra “tabella di marcia”.

Appena fuori dalla stazione, si vedono in lontananza le mura cinquecentesche della città;  siamo entrati da “Porta S. Pietro”…ed è stato come visitare  un paese magico. Una città che ha preso il meglio da ogni popolo che l’ha “toccata”.

 

 

 

Il meteo, ahimè, non è stato molto clemente, ma abbiamo approfittato della pioggerella mattutina per visitare i luoghi al chiuso. Primo tra tutti: il Duomo.

All’interno del Duomo è visibile il “Volto Santo” un crocifisso ligneo venerato in tutta Europa già nel medioevo, “L’ultima cena” di Tintoretto (tela famosa per la presenza di alcune donne all’interno della scena), e il monumento funebre di Ilaria del Carretto, scolpito da Jacopo della Quercia, proprio per la morte della giovane moglie del Signore di Lucca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inciso su un pilastro del Duomo, vi è uno dei simboli più enigmatici d’Italia e del mondo: Il labirinto del mito di “Teseo e il filo di Arianna“.  (Questo simbolo anche se raro, è presente in altre chiese sparse per il mondo).

Su di esso vi è inciso in latino: “Questo e’ il labirinto costruito da Dedalo di creta, dal quale nessuno entratovi pote’ uscire salvo Teseo grazie al filo di Arianna”.

L’interpretazione che più sembra verosimile è che essendo la vita terrena un labirinto di tentazioni, un continuo imbattersi in superficialità e fragilità del mondo, solo grazie al “filo di Arianna”, che in questo caso è la fede,  e il libero arbitrio (perché il nostro destino è formato dalle scelte giornaliere), è possibile uscirne indenni e vivere in grazia di Dio.

 

 

Dietro al labirinto, vi è l’accesso al  Campanile. Sono “solo” 217 scalini, (in realtà, io ho avuto un po’ di paura per via dei gradini in ferro forato che lasciano visibili i piani inferiori), però essendo una delle poche torri rimaste, è un ottimo luogo per godere del panorama.

Alla destra del Duomo, c’è  il museo, in cui tra le varie opere, sono esposti anche i preziosissimi ornamenti del “Volto Santo di Lucca“, creati manualmente dagli artigiani toscani in oro e gemme preziose.

 

Dopo aver pranzato, per fortuna il cielo si è schiarito e abbiamo iniziato il nostro giro per la città…

Lucca Street:

Ho trovato Lucca piena di vita, le bancarelle degli artigiani locali animano alcune delle piazze principali.

La Piazza dell’anfiteatro romano, è quella che mi è piaciuta di più, con le sue porte, i ristorantini e negozi di souvenir (molto carini).

Le stradine sono pittoresche, ed essendo la città piena di chiese e monumenti, è certo che alla fine di ognuna di essa vi sarà qualcosa da vedere!

 

Molti sono gli  eventi culturali e musicali, che si svolgono ogni anno nella città. Tra i tanti: l Il “Lucca summer festival”. Una manifestazione musicale in cui si esibiscono artisti di fama internazionale e nazionale, e che quest’anno vanta nomi come: LP, Robbie Williams, Ennio Morricone, I Green Day e.. udite, udite il 23 Settembre, la leggendaria band inglese: i Rolling Stones, nella loro unica tappa italiana!

Come per Firenze, porto un piccolo rammarico anche per la tappa di Lucca…non aver potuto effettuare il giro della città sulle possenti mura, ma il tempo era limitato e la pioggia ha scombussolato un po’ i nostri piani.

 

 

Per quanto riguarda “I colori del viaggio“, ho scelto il bianco, come il marmo che adorna monumenti e chiese, il verde acceso perché la città è piena di alberi e fiori meravigliosi, il grigio… il colore delle nuvole che ci hanno accompagnato per gran parte della giornata, ed il marrone, il colore del legno in cui è realizzato il “Volto Santo”, così amato e venerato dai lucchesi e non solo.

 

 

Alla prossima settimana, in cui vi parlerò di Pisa…città che AMO e con cui ho un rapporto davvero speciale!

Vita Maria

Buongiorno amiche ed amici!

Oggi inauguriamo finalmente una rubrica dedicata ai viaggi: “viaggiare a colori”.

Sono davvero emozionata per l’introduzione di questa nuova rubrica, perché io AMO VIAGGIARE, e così avrò la possibilità di raccontare le mie esperienze anche a voi.

Proprio ieri sono tornata da un piccolo soggiorno in Toscana. Firenze, Lucca, Pisa, sono delle città così belle e piene di storia che potrei scrivere pagine e pagine…per questo ho preferito dividere il viaggio in tre parti, ed oggi vi parlerò di Firenze.

Il nostro alloggio era in pieno centro, di fronte al palazzo “Medici Riccardi”, una delle più importanti famiglie storiche fiorentine (le cui vicende sono raccontate nel telefilm “I Medici” trasmesso da poco su RAI 1).

Prima di tutto, abbiamo visitato “la Galleria dell’accademia”, un luogo meraviglioso dove tra le varie opere spicca l’originale “David” di Michelangelo.  Una maestosa scultura in marmo bianco di Carrara, divenuto simbolo di Firenze nel mondo.

La seconda tappa è stata il “museo del Duomo”  in cui trovate anche la biglietteria. Sfortunatamente i biglietti per visitare la cupola erano sold out, così abbiamo comprato il pacchetto di ingresso che comprende la visita al museo dell’opera del Duomo, il Battistero, e il campanile di Giotto, che ha durata 24h dal momento della convalida.

Il museo contiene le porte originali del Battistero di S. Giovanni, un’interessante sezione dedicata alla musica, e opere come la “Pietà Bandini” di Michelangelo e “La Maddalena penitente” di Donatello.

Per il campanile di Giotto, abbiamo fatto più di un’ora di fila e 414 scalini…ma il panorama ripaga la stanchezza!

Un’incantevole sorpresa sono stati i “giardini di boboli”. Immensi sentieri di verde, con splendide statue e fontane. Giardini curatissimi, ideali per rilassarsi dopo pranzo e da cui poter ammirare il panorama di tutta la città. 

Sono stati tre giorni davvero intensi, ma sarà impossibile dimenticare “Il ponte vecchio” e lo sfavillio dei suoi gioielli, “Piazza Signoria” colma di gente, il mercato con il suo “cinghiale fortunato”, il buon cibo e quei panorami pazzeschi.

A proposito di cibo, una piccola curiosità… se vi capita di vedere una interminabile fila appena fuori dagli “Uffizi”, davanti ad una paninoteca, sarete giunti dinnanzi “All’antico vinaio” Il 3° LOCALE PIU’ RECENSITO AL MONDO su Tripadvisor! 

Non  vi nego che anche noi inizialmente ci siamo messi in fila, incuriositi di provare i mitici panini, ma… visto il livello di fame, e l’ora, abbiamo optato per una pizza al volo in un locale vicino.

Unico rimpianto in questo splendido viaggio è stato non aver potuto visitare gli “Uffizi”…se qualcuno ha voglia di raccontarmi quel che mi sono persa, commentate pure!

Dimenticavo…ecco a voi i colori del mio primo viaggio: Viola il colore simbolo di Firenze; Bianco poiché il marmo è il materiale che orna la maggior parte dei monumenti; Bordeaux colore delle mattonelle di terracotta che ricoprono i tetti delle costruzioni; verdone  il colore dell’acqua del fiume Arno; Dorato,come i gioielli degli artigiani fiorentini e come la maestosa porta “del Paradiso” del Battistero.

Vi lascio con una frase di Franco Zeffirelli: “Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi: se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora io posso e devo provare a creare, agire, vivere”.

Appuntamento alla prossima settimana, 

Vita Maria

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