Motricità, oggi la Neuropsicomotricista – Ludovica Morelli ci spiega cos’è e le varie attività per svilupparla.

Prima di parlarvi della motricità fine è necessario che io vi dica cos’è la motricità.

Questa strana parola riguarda la capacità di compiere tutti i movimenti possibili con il proprio corpo.

Ci sono due tipi di motricità: grossolana e fine. La motricità grossolana è la prima a svilupparsi e riguarda tutti quei movimenti globali come saltare correre e camminare mentre la motricità fine riguarda il controllo motorio e tutti quei movimenti fini attribuibili al viso, alle mani e ai piedi. Il bambino ogni giorno si confronta con attività che richiedono l’uso della motricità fine e non solo quando andrà a scuola, gia dell’età prescolare: puzzle, colorare, infilare i bottoni, allacciarsi le scarpe, usare le posate, lavarsi i denti. Successivamente, a scuola, sarà fondamentale per il bambino avere un buon controllo della muscolatura per imparare a scrivere.

Vi propongo delle attività facilmente realizzabili per lavorare sulla motricità fine divertendosi:

per bambini nella fascia di età 12/36 mesi

  • Soffiare e scoppiare bolle di sapone
  • Allacciare cerniere e infilare bottoni
  • Travasi di liquidi e solidi utilizzando diversi materiali come bicchieri, cucchiai, mestoli
  • Far fare esperienze sensoriali al bambino come manipolare sostanze di diversa consistenza (sabbia, farina, schiuma, plastilina) camminare su diverse superfici
  • Fare incastri e puzzle adatti per l’età
  • Pitturare con colori a dita
  • La pesca magnetica

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Per bambini dai 4 anni in su

  • Infilare un filo nelle perline o nella pasta
  • Ritagliare percorsi con le forbici
  • Avvitare e svitare
  • Il gioco dei chiodini
  • Giocare con le mollette per i panni utilizzando la giusta prensione
  • Raccogliere palline di stoffa o piccoli oggetti con pinze diverse

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Articolo scritto dalla Neuropsicomotricista – Ludovica Morelli Instagram: tnpee.ludovicamorelli

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Terapista della Neuro e Psicomotricità del'Età Evolutiva Ciao a tutti sono Ludovica, una ragazza bionda con gli occhi azzurri ma non tutti sanno che sono Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva e la mia professione può essere chiamata anche TNPEE o neuropsicomotricista. Sono sicura che molti di voi si stanno chiedendo quale sia il significato di questo nome ed io sono qui proprio per questo! Noi TNPEE spendiamo migliaia di euro per formarci e nonostante questo il 90% dei medici pediatri e dei colleghi di altri settori, e il 99% dei genitori non sa neanche che facciamo. Da quando ho scelto di iscrivermi a questo corso di laurea ho realizzato che avrei dovuto informare più persone possibili sul mio lavoro e su come e quando la neuropsicomotricità può essere utile. La parola “terapista” sta ad indicare che mi occupo della «terapia e della riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili» (D.M n. 56 del 1997).   Mi occupo dell’età evolutiva: seguo tutti quei bambini e ragazzi che hanno bisogno dalla nascita ai 18 anni di età. Il mio approccio ai bambini, è globale, si perché un bambino non è bocca, non è gambe e non è testa, un bambino è un insieme e solo noi TNPEE ne abbiamo studiato ogni pezzetto per farne una cosa unica. Nella pratica osservo e valuto quali sono le abilità di base di un bambino, quali quelle emergenti e quali, a volte, carenti. La Terapia Neuropsicomotoria interviene quando emergono delle difficoltà o dei disturbi che si riconducono a specifici settori dello sviluppo motorio, linguistico e relazionale, ma che sono difficilmente separabili dalle funzioni di base come attenzione, percezione, memoria, motivazione e regolazione affettiva. Occupandomi in particolare di bambini in età prescolare, le proposte che faccio all’interno dei miei incontri sono veicolate dal gioco. Le attività che propongo sono pensate per far emergere, migliorare o potenziare le abilità del bambino, considerando prima di tutto i suoi interessi e le competenze che possiede. I tipi di gioco che posso proporre sono diversi: possono essere di tipo motorio-funzionale, corporeo, simbolico, sensoriale, con regole, di attivazione sociale, etc. Sono tanti i dottori che si occupano di queste patologie ma solo noi TNPEE siamo quelli che giocano come se fosse l’unica cosa seria della nostra vita. La terapia neuropsicomotoria è indicata nei: Disturbi sensoriali, neurologici e neuromotori; Disturbi della coordinazione motoria (impaccio, mal destrezza, disprassia) Disturbi dello spettro dell’autismo; Disturbi del linguaggio e della comunicazione; Disturbi della regolazione emotivo-comportamentale; Disturbi dell’apprendimento DSA (dislessia, disgrafia, discalculia); Altri disturbi del neurosviluppo (disabilità intellettiva, disturbo d’attenzione, iperattività, aggressività, inibizione, mutismo selettivo). Concludo dicendovi “ Perché giocare sia una cosa seria, e perché essere seri possa non essere solo un gioco, bisogna saper fare tutto con gioco, anche le cose serie, ma nulla per gioco non è serio"

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